Tag Archives: Italia

Perché il lupo?

Canis lupus italicus, cuccioli che guardano – Foto di Antonio Iannibelli

Perché il lupo? Questa è la domanda che mi sento rivolgere più spesso da chi mi conosce e si stupisce che improvvisamente mi stia occupando di lupi. In effetti insegno inglese e la mia vita si era orientata verso altre mete dopo aver cercato inutilmente il modo di studiare e di laurearmi in una materia, l’Etologia, che a Torino nel 1980 ancora risuonava come una stramberia dei figli dei fiori. Ma certe cose “fanno giri immensi e poi ritornano”, così passati molti anni, e dopo che Milla morì – una meticcia molto simile a un lupo nonché il mio spirito guida per 10 anni – a partire dal 2013 iniziai a fare ricerche antropologiche e naturalistiche, per comprendere il comportamento di queste magiche creature che, nel frattempo, erano tornate a popolare i boschi di casa mia, in Val di Susa.

C’e’ Solo una donna nella lotta per educare il pubbico sui lupi. Potra’ educarvi. Producer Rachel Tilseth. Wolves of Douglas County Wisconsin News Media.

Da allora, più mi addentro nello studio dei lupi, più mi rendo conto che il legame atavico che ci lega è costituito da elementi molto più profondi e insiti nelle nostre nature così simili e parallele. I lupi sono il nostro alter ego, sono lo specchio in cui gli uomini si vedono e ritrovano le proprie radici, nel bene e nel male. La nostra società tende a disconnetterci dalla natura e dalle sue leggi, illudendoci di poter controllare ogni cosa sulla terra, sotto i mari, nel cielo. La storia umana ha sempre e solo preso e consumato la Terra, il lupo ora rappresenta un evidente ostacolo ed è qui per dirci: Basta!

L’immagine distorta che abbiamo di queste creature è dovuta a molti fattori, antichi e moderni. Noi l’abbiamo dimenticato, ma ci sono popolazioni ancora fortemente legate alla Terra, che rispettano le sue creature per ciò che esse ci insegnano. Il lupo ci ha insegnato non solo le tecniche della caccia, ma anche le strategie di accerchiamento, carica e attacco, utilizzate poi dagli uomini nelle guerre. Ora la domanda che mi spinge a indagare è: perché manteniamo nei confronti di questa specie un rapporto così difficile e contraddittorio? I lupi sono predatori, ritenuti dall’uomo piuttosto pericolosi, ma non abbastanza da riverirli ed elevarli al rango dei più nobili (sempre secondo una valutazione umana) felini quali il leone o la tigre. Ci strappiamo le vesti se un cacciatore uccide un leone nella lontana Africa, ma lasciamo che a casa nostra vengano cacciati, seviziati, o avvelenati i più importanti predatori rimasti, quelli all’apice del perfetto meccanismo trofico naturale delle nostre regioni. Perché? Pensiamo forse che i lupi siano dei cani venuti su male? Per quale motivo ci arroghiamo il diritto di giudicarli invece di accettarli semplicemente? Vorremmo forse cancellare con loro quella parte selvaggia che vediamo in noi stessi? …

Domande aperte. Ma ripeto, di una cosa sono certa: che siamo disconnessi, staccati dalle nostre stesse radici, per cui non ci rendiamo più conto che il mondo che abbiamo creato sta precipitando in una voragine piena di plastica e inquinanti, dove non esistono più gli habitat ritenuti naturali, non solo per il resto delle creature, ma anche per noi stessi. Ricreare degli ambienti in cui regni la natura libera e incontaminata è un regalo che dovremmo fare a noi e alle future generazioni. Ogni creatura ha un suo ruolo nell’ecosistema, che noi lo vogliamo oppure no. Purtroppo abbiamo già perso migliaia di specie che si sono estinte per colpa nostra, perché non sappiamo cambiare atteggiamento e crediamo di essere dalla parte della ragione, quando in realtà non ci rendiamo conto che diventiamo più poveri, (e più malati), ogni volta che abbattiamo una pianta, che un bosco sparisce, che uccidiamo senza motivo una creatura vivente. Jane Goodall ci invita a considerare i lupi, e gli altri animali, come esseri senzienti, che sono capaci di provare gioia, dolore, paura, amore. E io penso: come noi, i lupi sono affettuosi e, all’interno del loro branco, si prendono cura gli uni degli altri; anche loro sono competitivi e territoriali, perciò difendono i propri confini, arrivando ad attaccare e uccidere se altri lupi estranei minacciano le loro terre; infine devono sfamarsi e nutrire la loro prole e per procacciarsi il cibo usano le armi di cui sono dotati: zanne, forza fisica, ma anche tanta intelligenza e flessibilità. Non mi sembrano poi tante le differenze rispetto al comportamento umano.

Indubbiamente la presenza del lupo è scomoda e in Europa, dove ormai il territorio naturale è stato quasi completamente modificato e addomesticato, questo problema è particolarmente sentito, però la soluzione non può essere il tentativo di eradicarli, cancellandoli dalla faccia della Terra. Il semplice buon senso ci dovrebbe suggerire che così facendo, creeremmo nell’ecosistema un pericoloso vuoto che potrebbe essere immediatamente colmato da un’altra specie o che potrebbe portare ad una perdita importante di equilibrio e di bilanciamento del “sistema natura”. Quindi ci si deve impegnare a cambiare atteggiamento, a cercare di dialogare con tutte le parti in causa, mettendo da parte i pregiudizi e le prese di posizione. Arroccarsi nella convinzione di essere dalla parte della ragione e pretendere che siano gli “altri” a dover cambiare opinione non porterà da nessuna parte. Ci vogliono volontà, umiltà e apertura mentale, per incontrarsi, guardarsi negli occhi, tenendo presente che ogni persona conta e può fare la differenza: chi ha il coraggio di cambiare, cambia il mondo. Solo un approccio empatico, intelligente e saggio ci aiuterà a trovare insieme una soluzione che porti alla convivenza pacifica di tutte le creature. Amo infine ricordare che ogni lupo è un individuo, con una sua storia, anche se spesso non c’è nessuno a raccontarla. Le loro sono storie di eroi senza medaglie, di difficoltà e rischi, di chilometri percorsi, di coraggio, di morte e di speranza. Storie di amore, di saggezza atavica, di nascondigli, di aria e di stelle ululate, storie magiche da leggere nel profondo dei loro occhi. Facciamo in modo che la fiamma verde, quella che Aldo Leopold vide in quello sguardo, non si estingua.
Brunella

Un guardiano delle nostre montagne

È con piacere che vi invitiamo alla nostra prossima intervista sulla pagina Facebook “Talk Show di persone e lupi—Lupi Italiani” che avrà luogo domenica 15 novembre, alle 18 ora italiana. Gradito ospite di Brunella Pernigotti sarà Luca Giunti che ci parlerà del progetto Life WolfAlps Eu (https://www.lifewolfalps.eu) e della presenza del lupo in Piemonte.

Al lavoro nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè

Luca Giunti è uno dei project manager del rinnovato progetto LifeWolfAlps-Eu. Nato a Genova, vive a Susa dal 1987, dove lavora come Guardaparco per l’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie.

Luca con piccolo camoscio a Bernezzo

Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Torino, dal 2018 è iscritto all’Albo Italiano dei Direttori dei Parchi Nazionali istituito presso il Ministero dell’Ambiente. Partecipa ai Progetti Life + dell’Unione Europea (tra cui il Life Wolf Alps)

Un intervento a Novalesa a seguito del ritrovamento di una lupa morta

Collabora con l’Università e il Politecnico di Torino per cui tiene corsi di fotografia naturalistica, lezioni sulla ricerca naturale ed ecologica, educazione ambientale e sulle Valutazioni di Impatto Ambientale.

Guardia parco e fotografo

Collabora con numerose testate giornalistiche, ha pubblicato articoli scientifici su riviste nazionali ed internazionali e alcuni libri, soprattutto fotografici. Presenta frequentemente conferenze e proiezioni di argomento naturalistico: flora, fauna, biodiversità, la presenza del lupo, ecc.

Intervista da parte della RAI

———————————–

For English speakers

We are pleased to invite you to the next interview on Italian Facebook page Talk Show Storie di Uomini e Lupi – Lupi Italiani that will take place on November 15th at 06:00 p.m. C.E.T.

Brunella Pernigotti will host Luca Giunti, one of the project managers of the renewed LifeWolfAlps-Eu Project.

He was born in Genoa, and has been living in Susa since 1987 where he works as a park ranger for the management body of the protected areas of the Cottian Alps. 

Graduated in Natural Sciences at the University of Turin, since 2018 he has been in the Italian Register of Directors of National Parks established at the Ministry of the Environment. He participates in the Life + Projects of the European Union (including the Life Wolf Alps) and collaborates with the University and Polytechnic of Turin where he teaches nature photography and takes lessons on natural and ecological research, environmental education and on Assessments of Environmental Impact.

He collaborates with numerous newspapers, has published scientific articles in national and international journals and some books, particularly of photos. 

L’uomo che sognava i lupi

Siamo felici di invitarvi alla prossima intervista in diretta sulla pagina Facebook di Talk Show di persone e lupi – Lupi Italiani. Brunella Pernigotti intervisterà il naturalista e responsabile scientifico del WWF Italia Marco Galaverni, domenica 27 settembre, alle 18:00, ora italiana. L’incontro verterà soprattutto sulla gestione dei grandi carnivori in Italia.

Marco Galaverni inizia molto giovane come volontario e attivista presso il WWF.

Marco Galaverni e il WWF

Consegue il dottorato di ricerca all’Università di Bologna in Biodiversità ed Evoluzione. Sviluppa una tesi su Genetica Ecologica e Genomica della Conservazione del Lupo (Canis lupus), in collaborazione con il Laboratorio di Genetica, l’Istituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Università della California, Los Angeles (UCLA).

Ricerche sul campo

Da oltre dodici anni studia il lupo in Italia e nel mondo, ha pubblicato decine di articoli scientifici su riviste internazionali. Collaboratore di ricerca per l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ora è direttore scientifico di WWF Italia.

La conservazione del Canis Lupus Italicus

La passione per il suo lavoro lo porta a svolgere anche attività di divulgazione: diverse trasmissioni televisive, fra cui Geo, lo annoverano tra i loro ospiti regolari.

Intervento divulgativo alla Festa del Lupo 2018

Nel 2019 pubblica il libro “L’uomo che sognava i lupi” – ORME Editore.

L’uomo che sognava i lupi

https://www.youtube.com/watch?v=gOJRaw6pgLg WWFItalia e Carabinieri Forestali insieme nel Progetto Lupo per la conservazione del Canis Lupus Italicus.


FOR ENGLISH SPEAKERS

We are happy to invite you to the next live streaming interview on the Facebook page: Talk Show of people and wolves – Italian Wolves. Brunella Pernigotti will interview our guest: the naturalist and scientific director of WWF Italy Marco Galaverni, Sunday 27 September, at 18:00, CEST. The meeting will focus mainly on the management of large carnivores in Italy.

Marco Galaverni started very young as a volunteer and activist at the WWF.

He obtained a PhD in Biodiversity and Evolution at the University of Bologna. His thesis project was on Ecological Genetics and Genomics of Wolf Conservation (Canis lupus), in collaboration with the Laboratory of Genetics, the National Institute for Environmental Protection and Research (ISPRA) and the Department of Ecology and Evolutionary Biology of the University of California, Los Angeles (UCLA).

For over twelve years he has been studying the wolf in Italy and in the world, he has published dozens of scientific articles in international journals. He regularly collaborates with ISPRA (Institute for Environmental Protection and Research), and he is now scientific director of WWF Italy. The passion for his work leads him to also carry out information and education activities: several television broadcasts, including Geo, count him among their regular guests.

In 2019 he published the book “L’uomo che sognava I lupi [The man who dreamed of wolves ]” – ORME Editore.

https://www.youtube.com/watch?v=gOJRaw6pgLg WWFItalia and the Carabinieri Forestali together in the Wolf Project for the conservation of Canis Lupus Italicus.

Talk show di Persone e lupi, Con piacere annunciamo la nostra prossima intervista con Erika Ottone

Mercoledì 15 luglio alle 18, ora italiana, sulla pagina Facebook Talk Show di Persone e Lupi-Lupi Italiani .

Lupi in Pollino Parco. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

Erika Ottone è un medico veterinario che lavora presso l’Ente Parco Nazionale del Pollino, in Basilicata.

Pollino da vivere

 

Brunella Pernigotti parlerà con Erika Ottone, un medico veterinario, del conflitto canidi-uomo per la conservazione del lupo. Ente Parco Nazionale del Pollino @enteparcopollino · National Park

l’Ente Parco Nazionale del Pollino. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

Breve biografia di Erika Ottone

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Erika Ottone alla Feste del Lupo 2018

Erika Ottone è un medico veterinario con esperienza in soccorso, cura e riabilitazione di animali selvatici, monitoraggi faunistici ed educazione ambientale. Dal 2017 lavora per l’Ente Parco Nazionale del Pollino in Basilicata occupandosi di monitoraggio e accertamento delle predazioni al bestiame da parte di selvatici nell’ambito del progetto “Convivere con il lupo, conoscere e preservare”

53926383_1080784462132798_6308101794295709696_n
Erika Ottone al lavoro, mentre parla con un pastore.

Sono felice di poter incontrare Erika e di aver modo di farle delle domande sul suo interessante lavoro nel Parco, a contatto con la natura e con i lupi, animali affascinanti e misteriosi. ~Brunella Pernigotti

Collegatevi con noi mercoledì 15 luglio, alle 18, ora italiana, sulla pagina Facebook “Talk show di persone e lupi – Lupi italiani” e anche voi avrete la possibilità di rivolgere in diretta delle domande a Erika!

 

Lupo in l’Ente Parco Nazionale del Pollino in Basilicata. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

Brunella Pernigotti ospiterà e parlerà con Antonio Iannibelli del suo libro “Un cuore tra i lupi”

ritratto antonio iannibelli

Stories of People  Wolves Talk Show Intervista con Antonio Iannibelli.

 

 

Brunella Pernigotti ospiterà e parlerà con Antonio del suo libro

“Un cuore tra i lupi”

Il 17 Giugno 2020, Alle ore 18:00 Ora Europea

Wolves of Douglas County News – Italian Gray Wolf Facebook Page

ad alcune pagine lette durante lo spettacolo “Il richiamo” 

 


Su “Un cuore tra i lupi”: Un giovane emigrante nato nei boschi del Parco Nazionale del Pollino porta nel cuore l’amore per la sua terra e la voglia di ritornarci. Una storia vera simile a molte altre ma qui il lupo è il filo conduttore che porta l’autore a scoprire verità sorprendenti. Per vedere i lupi devi conoscere il lupo. http://antonioiannibelli.it/un-cuore-tra-i-lupi/

Copertina Un cuore tra i lupi

English translation: About “A Heart Among the Wolves”: A young emigrant born in the woods of Pollino National Park keeps the love for his land and the desire to return in his heart. A true story similar to many others but here the wolf is the guiding thread that leads the author to discover surprising truths. If you want to see wolves, you must know the wolf. http://antonioiannibelli.it/un-cuore-tra-i-lupi/

Stories of People  Wolves Talk Show Intervista con Antonio Iannibelli.

Brunella Pernigotti ospiterà e parlerà con Antonio del suo libro

“Un cuore tra i

Il 17 Giugno 2020, Alle ore 18:00 Ora Europea

Wolves of Douglas County News – Italian Gray Wolf Facebook Page

 ad alcune pagine lette durante lo spettacolo “Il richiamo” 

Stories of People & Wolves Talk Show Host Brunella Pernigotti. Credit Brunella Pernigotti.

About Host Brunella Pernigotti 

Brunella lives in Turin, Italy. She’s a teacher, a writer and a photographer. She has published a novel and a book of tales and has to her credit about ten personal photographic exhibitions. She’s a member of the board of a no-profit association of Turin, “Tribù del Badnightcafè”, that organizes cultural and artistic events. Besides she works as a volunteer to help women who have been victim of domestic violence.

She says: “I love wolves and nature in general. Even if I’m not a biologist, I’ve been studying wolves and their problems for many years. I’ve been devoting myself to the protection of the environment and of the endangered species as far as I can do.”

Incontriamo Antonio Iannibelli (Lingua Italiana)

By Brunella Pernigotti

Wolves of Douglas County Wisconsin Films, LLC ha diversi progetti cinematografici in cantiere. Al momento stiamo sviluppando quello relativo alla storia di chi si occupa di studiare e difendere il lupo in Italia. Brunella Pernigotti sta lavorando per raccogliere dati e informazioni circa il prezioso lupo italico (Canis Lupus Italicus) e gli studiosi che sono impegnati nella sua difesa. Uno di questi è Antonio Iannibelli, un fotografo naturalista, wolf-blogger e scrittore che ha fondato e che cura il sito http://www.italianwildwolf.it  E’ cresciuto con i suoi nonni, pastori e contadini, nella grande “casa” del Bosco Magnano nel cuore del Pollino in Basilicata. Da anni è impegnato a far conoscere e divulgare informazioni serie ed approfondite sul lupo selvatico italiano. E’ l’ideatore della Festa del lupo che ha luogo ogni due anni e che raduna appassionati e ricercatori da tutta Italia.

Antonio farà parte del team che produrrà il film sulla Storia Italiana: The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy.

 

ritratto antonio iannibelli
Antonio Iannibelli

Canis Lupus Italicus

Canis lupus italicus

La popolazione del lupo italiano è una sottospecie unica al mondo: il Canis lupus italicus, come aveva già proposto il grande naturalista italiano Altobello nel 1921. A riprova di ciò, nello studio pubblicato nel 2017 https://www.researchgate.net/profile/Luca_Montana/publication/312599642_A_new_mitochondrial_haplotype_confirms_the_distinctiveness_of_the_Italian_wolf_Canis_lupus_population/links/5af193350f7e9ba36645707a/A-new-mitochondrial-haplotype-confirms-the-distinctiveness-of-the-Italian-wolf-Canis-lupus-population.pdf un team di ricercatori provenienti da nove paesi europei hanno studiato, a partire dalle origini, l’unicità del lupo italiano, scoprendo che si distingue da tutti gli altri in Europa e nel mondo, sia a livello di cromosomi autosomici, cioè della maggior parte del DNA di un individuo, che a livello mitocondriale cioè del DNA ereditato per via materna. Così spiega Romolo Caniglia, genetista e coordinatore dello studio: “Utilizzando metodi che consentono di datare quando è avvenuta la separazione del lupo italiano dalle altre popolazioni europee, ci ha sorpreso scoprire che questa unicità non risale ai secoli scorsi, quando il lupo è stato sterminato per mano dell’uomo da tutta l’Europa centrale. I risultati ci indicano invece che Canis lupus italicus ha iniziato a distinguersi già dal termine dell’ultima glaciazione, quando le popolazioni di lupo allora esistenti in Europa erano state spinte verso sud dai ghiacci, mentre nuovi lupi provenienti dall’Asia iniziavano a giungere da est”. Una sottospecie la cui diversità ha radici antiche e che quindi andrebbe tutelata.
A ciò Marco Galaverni, responsabile specie e habitat del WWF Italia e uno dei ricercatori che hanno partecipato allo studio, aggiunge che “mentre la popolazione sembrava essere finalmente in ripresa dal minimo storico di appena un centinaio di lupi sopravvissuti negli anni ’70, raggiungendo circa 1600 esemplari che faticosamente hanno recuperato parte dell’areale originario nella penisola e sulle Alpi, una nuova ondata di bracconaggio sta mietendo centinaia di vittime l’anno, con armi da fuoco e bocconi avvelenati. C’è bisogno di monitoraggi adeguati che consentano di avere informazioni costanti sulla specie”.

In Italia, dunque, abbiamo una particolare e rara sottospecie di lupo che rappresenta un patrimonio di biodiversità genetica da difendere e da proteggere. A questo appello molti sono gli studiosi delle varie discipline che stanno rispondendo, spendendosi in un lavoro faticoso e di difficile monitoraggio e tutela.

E’ importante far conoscere il lavoro di queste persone e diffondere la cultura dell’accettazione e della convivenza tra uomini e lupi, per raggiungere risultati positivi che non siano dettati da antichi pregiudizi ed emotività bensì da un approccio oggettivo e scientifico. L’attività di divulgazione e di educazione è quindi tanto importante quanto quella dello studio e della ricerca. Perciò si possono annoverare tra i migliori sostenitori non solo biologi e ricercatori, ma anche fotografi naturalisti e guardia-parco, divulgatori e insegnanti. Dopo secoli di persecuzione e di caccia al lupo, nella nostra epoca non è più accettabile un rapporto di competitività, al contrario è nostro dovere studiare per trovare soluzioni compatibili che ci permettano di preservare la ricchezza delle creature selvagge che popolano il nostro paese e la Terra intera.

Photo by Brunella Pernigotti – Italian Alps

Stiamo raccogliendo le serie Italian Stories of Inside the Heart of Wolf Advocacy e speriamo di iniziare le riprese nel 2021.

Wolves of Douglas County Wisconsin films, LLC (WODCW) ha una pagina dedicata ai nostri lettori italiani. WODCW ha diversi progetti cinematografici nelle opere e nella produzione. abbiamo la storia di Yellowstone in produzione

Guarda Inside of the Heart of Wolf Advocacy — The Yellowstone Story Trailer

Stiamo raccogliendo le serie Italian Stories of Inside the Heart of Wolf Advocacy e speriamo di iniziare le riprese nel 2021.

The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy, ovvero La Storia Italiana di “Nel Cuore di Chi Ha a Cuore i Lupi” è una pagina nata per presentare il progetto di Rachel Tilseth, ambientalista, artista e scrittrice, nonché fondatrice del blog http://wolvesofdouglascountywisconsin.com . Rachel da anni è impegnata attivamente nella difesa e conservazione del lupo grigio nel suo Stato e, a tal fine, ha organizzato eventi, proiezioni e un film festival dedicato ai lupi. Attualmente si sta occupando anche della produzione e della regia del documentario intitolato “Inside the Heart of Wolf Advocacy: The Yellowstone Story” dove le persone che lavorano nel e per il Parco di Yellowstone, occupandosi specificatamente di lupi, raccontano la loro storia e le motivazioni profonde che le hanno spinte ad appassionarsi a questi animali così affascinanti e preziosi per l’ecosistema. Da qui l’idea di realizzare successivamente un progetto simile, dedicato alle varie figure di studiosi e appassionati di lupi in Italia, anche grazie all’amicizia e all’empatia che ci lega da alcuni anni, nonostante le distanze. Questa pagina è gestita da Rachel Tiselth, da Antonio Iannibelli e da Brunella Pernigotti. Questi ultimi si occupano di inserire, organizzare e moderare i contenuti italiani che verranno via via pubblicati, in preparazione delle riprese del film che inizieranno in Italia nel 2021.

Brunella Pernigotti, oltre ad essere insegnante, traduttrice e scrittrice, è un’appassionata di lupi e della natura in generale. Da autodidatta tramite lo studio e l’approfondimento della conoscenza, si dedica alla protezione dell’ambiente e delle specie a rischio di estinzione, condividendo i principi fondamentali promossi dai più grandi ambientalisti e ricercatori, cioè la conservazione compassionevole e l’astensione da ogni violenza verbale e fisica contro uomini e animali.

Antonio Iannibelli fotografo naturalista, wolf blogger e scrittore di natura. Ha fondato l’Associazione culturale Provediemozioni.it che si occupa di fotografia ed educazione ambientale. Ideatore della Festa del lupo e del portale di ricerca naturalistica http://www.italianwildwolf.it, incentrati sul lupo selvatico italiano (Canis lupus italicus). Antonio è un naturalista che ha studiato sul campo, da tanti anni osserva e documenta la presenza del lupo in Italia. Ama far conoscere l’importanza del RUOLO NATURALE, convinto che solo la conoscenza autentica del predatore possa salvarlo.

Per informazioni e per richiedere il suo libro “Un cuore tra i lupi” (distribuito gratuitamente) scrivi a: fotografo.iannibelli@gmail.com

Altre info nel suo blog: http://antonioiannibelli.it/

The Italian Story: Inside the Heart of Wolf Advocacy of Who has the Wolves at Heart “

Tomorrow 7 May 2019 8:30 punctual on Punto Radio with Manes Bernardini we will give you a good morning and we will talk about wolves, the real ones. We will also talk about the Casalecchio di Reno exhibition of the role of the Casalecchio Gev, but also of the upcoming meetings and of the great projects of the future with Brunella Pernigotti, Rachel Tilseth and The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy of Who has the Wolves at Heart ” Prepare your questions we are ready for anything …

Domattina 7 maggio 2019 ore 8:30 puntuali su Punto Radio con Manes Bernardini vi daremo il buon giorno e parleremo di lupi, quelli veri. Parleremo anche della mostra di Casalecchio di Reno del ruolo delle Gev Casalecchio, ma anche dei prossimi incontri e dei grandi progetti del futuro con Brunella Pernigotti Rachel Tilseth e The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy La Storia Italiana di “Nel Cuore di Chi Ha a Cuore i Lupi”

Preparate le vostre domande siamo pronti a tutto …

Wolves of Douglas County Wisconsin is published in Italian now…

Wolves of Douglas County Wisconsin has an Italian Facebook page, Lupi di Douglas County Wisconsin for our international readers in Italy.  Educazione, consapevolezza, e sostegno nei riguardi del lupi in Italia. Click HERE to go to our Italian page. 

Our friend to wolves in Italy, Prunella Pernigotti, is busy translating English stories into Italian, reporting news about Italian & European wolves, and sharing her adventures all about wolves.  

About Brunella Pernigotti

Photo: Brunella Pernigotti
I am a lover of wolves and of Nature in general. With the means of knowledge and awareness, I try to devote myself to the protection of the environment and of the endangered species, as far as I can do. I live in Turin, Italy. I’m a teacher, a writer and a photographer. I published a novel and a book of tales and have to my credit about ten one-man exhibitions of photos. I’m member of the board of a no-profit association of Turin, “Tribù del Badnightcafè”, that organizes cultural and artistic events. Besides I created a group of volunteers to help women who are victim of domestic violence. View all posts by Brunella Pernigotti

~~~

More articles by Brunella Pernigotti:
Il Progetto Life WolfAlps – Un progetto vitale per tutti.

Lungo il mio percorso esistenziale ad un certo punto ho scoperto le orme del lupo e, seguendole, mi sono trovata su sentieri sconosciuti e imprevedibili, finché, attraverso diverse fasi, sono arrivata al momento presente. All’inizio fu una semplice e romantica infatuazione per questo animale così apparentemente vicino eppure così lontano e inarrivabile,

 affascinante e misterioso, che mi fece sentire la necessità di difenderlo

dalla forza distruttrice dell’uomo; però, man mano che studiavo da profana i comportamenti e l’habitat del lupo, approdai a un maggiore realismo dovuto alla consapevolezza delle problematiche ad esso legate. Non ho preparazioni scientifiche che mi supportino, ma solo la passione per la Natura e per le mie montagne. Continuo a sognare, quello sì. Sogno una coabitazione pacifica e un equilibrio, tra l’uomo e questo grande predatore, improntato al rispetto sia dell’ecosistema che del lavoro umano. A questo pensavo mentre, sul sellino posteriore della moto, lasciavo che il mio compagno di vita e di avventure mi guidasse lungo la strada verso le Alpi Marittime, tra piccoli paesi che contendono alla montagna lo scarso spazio abitabile. Le tante cime, che creano un confine alto e spesso tra il Piemonte e il mare, sono estremamente verdi e offrono l’ideale rifugio ai lupi che, dagli Appennini, risalirono verso nord negli anni ’90 e che alla fine vi si insediarono nuovamente ponendo fine alla loro sparizione causata dalle persecuzioni e dalla caccia indiscriminata del secolo passato. D’inverno sono zone in cui nevica molto proprio a causa dell’aria mite che arriva dal mare che si scontra con quella fredda del nord e d’estate i pascoli sono rigogliosi, per cui sono molti i pastori che vi portano in alpeggio il loro bestiame.
In circa due ore, dalla pianura di Torino e dalla città affollata e calda,

arriviamo a Chiusa di Pesio, dove si trova la sede del Parco Naturale del Marguareis, ora accorpato con il Parco Alpi Marittime in un unico grande Ente, uno dei partner che partecipano al Life WolfAlps Project. Un breve viaggio che rappresenta però per me il raggiungimento di una meta dopo un lungo cammino iniziato molti anni fa, durante il quale ho conosciuto molte persone appassionate che lavorano e dedicano la propria vita a questi animali, tra cui i soggetti del Progetto Life WolfAlps. Salendo, curva dopo curva, osservo le creste e i boschi che costituiscono l’habitat naturale del Canis Lupus Italicus e ne immagino i recessi selvatici e imperscrutabili.

All’arrivo, togliendoci il casco, ci accoglie l’aria fresca e profumata di

erba appena tagliata. Alzando gli occhi noto che l’edificio ha l’aspetto di un rifugio montano: gli uffici in cui Erika e Mattia ci aspettano sono

sicuramente diversi dagli uffici tutto tecnologia e cemento della città. Qui si respira il profumo del legno e della passione per la Natura. Foto di piante e animali selvatici appese un po’ ovunque. Silenzio e pace circostanti. Leggere di piu clicca qui

Photo ( left to right) Erika Chiecchio, Mattia Colombo and Brunella Pernigotti during our interview at the LWA offices in Chiusa Pesio, photo credit: Brunella Pernigotti

Il Progetto Life WolfAlps – Un progetto vitale per tutti.

Photo ( left to right) Erika Chiecchio, Mattia Colombo and Brunella Pernigotti during our interview at the LWA offices in Chiusa Pesio, photo credit: Brunella Pernigotti

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Sede del Parco Naturale del Marguareis (photo by Brunella Pernigotti)

Lungo il mio percorso esistenziale ad un certo punto ho scoperto le orme del lupo e, seguendole, mi sono trovata su sentieri sconosciuti e imprevedibili, finché, attraverso diverse fasi, sono arrivata al momento presente. All’inizio fu una semplice e romantica infatuazione per questo animale così apparentemente vicino eppure così lontano e inarrivabile,
 affascinante e misterioso, che mi fece sentire la necessità di difenderlo
dalla forza distruttrice dell’uomo; però, man mano che studiavo da profana i comportamenti e l’habitat del lupo,  approdai a un maggiore realismo dovuto alla consapevolezza delle problematiche ad esso legate. Non ho preparazioni scientifiche che mi supportino, ma solo la passione per la Natura e per le mie montagne. Continuo a sognare, quello sì. Sogno una coabitazione pacifica e un equilibrio, tra l’uomo e questo grande predatore, improntato al rispetto sia dell’ecosistema che del lavoro umano. A questo pensavo mentre, sul sellino posteriore della moto, lasciavo che il mio compagno di vita e di avventure mi guidasse lungo la strada verso le Alpi Marittime, tra piccoli paesi che contendono alla montagna lo scarso spazio abitabile. Le tante cime, che creano un confine alto e spesso tra il Piemonte e il mare, sono estremamente verdi e offrono l’ideale rifugio ai lupi che, dagli Appennini, risalirono verso nord negli anni ’90 e che alla fine vi si insediarono nuovamente ponendo fine alla loro sparizione causata dalle persecuzioni e dalla caccia indiscriminata del secolo passato. D’inverno sono zone in cui nevica molto proprio a causa dell’aria mite che arriva dal mare che si scontra con quella fredda del nord e d’estate i pascoli sono rigogliosi, per cui sono molti i pastori che vi portano in alpeggio il loro bestiame.

In circa due ore, dalla pianura di Torino e dalla città affollata e calda,
arriviamo a Chiusa di Pesio, dove si trova la sede del Parco Naturale del Marguareis, ora accorpato con il Parco Alpi Marittime in un unico grande Ente, uno dei partner che partecipano al Life WolfAlps Project. Un breve viaggio che rappresenta però per me il raggiungimento di una meta dopo  un lungo cammino iniziato molti anni fa, durante il quale ho conosciuto molte persone appassionate che lavorano e dedicano la propria vita a questi animali, tra cui i soggetti del Progetto Life WolfAlps.  Salendo, curva dopo curva, osservo le creste e i boschi che costituiscono l’habitat naturale del Canis Lupus Italicus e ne immagino i recessi selvatici e imperscrutabili.
All’arrivo, togliendoci il casco, ci accoglie l’aria fresca e profumata di
erba appena tagliata. Alzando gli occhi noto che l’edificio ha l’aspetto di un rifugio montano: gli uffici in cui Erika e Mattia ci aspettano sono
sicuramente diversi dagli uffici tutto tecnologia e cemento della città. Qui si respira il profumo del legno e della passione per la Natura. Foto di piante e animali selvatici appese un po’ ovunque. Silenzio e pace circostanti.
 
Il LWA(Life WolfAlps) è un progetto europeo nato nel 2013, che ha come obiettivo la realizzazione di azioni coordinate mirate alla conservazione e alla gestione del lupo che vive sulle Alpi. E’ cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito di un progetto più ampio dedicato alla Natura e alla biodiversità. Al progetto partecipano una decina di partner, tra cui soprattutto gli enti di gestione dei vari parchi nazionali distribuiti lungo l’intero arco alpino, da ovest a est, fino a sconfinare nella Slovenia.
Tutti insieme lavorano per creare strategie mirate soprattutto a ridurre i conflitti e a far convivere il lupo e le attività tradizionali dell’uomo.

Erika e Mattia ci accolgono con calore e subito si crea quella relazione
schietta e sorridente che c’è tra persone che hanno una comunione di
intenti. Ci sediamo attorno a un tavolo e in modo informale e amichevole inizia la mia intervista. Le domande che faccio nascono soprattutto dalla mia curiosità di capire e conoscere meglio che tipo di lavoro c’è dietro al progetto dedicato al lupo delle Alpi e alla sua salvaguardia. Mi interessa conoscere le persone che attivamente si muovono e lavorano sul campo, con quali risorse e quali prospettive, per poi poterlo raccontare a chi vive dall’altro capo del mondo.
 
 Innanzitutto, dopo le presentazioni, emerge il primo e più importante
problema: quello di una corretta ed esaustiva informazione. Il lavoro
accurato e scientifico dei ricercatori può essere facilmente cancellato da
una notizia diffusa con leggerezza dai giornali o da altri mezzi di comunicazione. Spesso l’informazione risulta poi essere falsa, ma dal momento che viene pubblicata, il danno è fatto. Nelle vallate in cui il lupo è tornato, per esempio, circola la convinzione del tutto infondata che il lupo sia stato reintrodotto dall’uomo. Non è vero! E su questo e per questo, chi si occupa di “Comunicazione e didattica” per il LWA sta facendo un ottimo lavoro.
 
Ma passiamo all’intervista vera e propria:
Vi chiederei cortesemente una breve presentazione personale.
Mattia Colombo – Sono un ricercatore e, come mi piace definirmi, un wolf biologist. Mi occupo di coordinare il monitoraggio dei lupi nella provincia di Cuneo da parte di tutti i possibili operatori preposti, come i guardiacaccia, i guarda parchi, il corpo forestale, ecc. Inoltre svolgo io stesso attività di ricerca sul campo. Ho iniziato nel 2001 in Valle Pesio
come volontario, poiché dal 1999 nel parco era già tornato uno dei primi tre branchi di lupi (gli altri due si insediarono uno in Francia, nel Mercantour, e l’altro sulle Alpi della provincia di Torino). Poi con la dott.ssa Marucco ho preparato la mia tesi universitaria sul lupo. Ho completato gli studi con un master in Svezia sul lupo scandinavo.
Erika Chiecchio – Sono una naturalista e lavoro soprattutto in ambito di educazione ambientale e didattica. Mi occupo di turismo, manifestazioni, didattica e sono il grafico dell’ente  dove in tutto siamo 53 dipendenti.
Per quanto riguarda l’attività di divulgazione e didattica sul lupo, quest’anno io e i miei colleghi abbiamo organizzato incontri con circa 1500 ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Abbiamo cercato di dare loro informazioni generali attraverso il gioco e la sperimentazione, spiegando come avviene il lavoro sul campo. Per i ragazzi delle scuole superiori è anche prevista una parte teorica e scientifica.  Inoltre abbiamo presentato alle classi di studenti alcuni degli articoli apparsi sui giornali, per analizzarli e svelare le bufale relative al lupo. A questo proposito a settembre sarà organizzata una giornata di formazione dedicata anche ai giornalisti, perché evitino di cadere nei luoghi comuni del lupo cattivo e feroce. Sono convinta che l’attività di comunicazione vada sviluppata soprattutto con i bambini e con le nuove generazioni, per creare una nuova cultura sostenibile e favorire a lungo termine una buona convivenza pacifica tra i lupi e gli uomini di queste vallate.
In quale misura la burocrazia, con i relativi problemi legati ai
finanziamenti, rappresenta un ostacolo all’attività e alla funzionalità del Progetto?
Mattia – Le istituzioni richiedono che siano fatti studi scientifici, che i dati raccolti siano esatti, che il nostro lavoro sia fatto con efficienza e
che presenti una credibilità che a volte però è scarsa per la mancanza di un monitoraggio sistematico. Infatti per ottenerlo sono necessarie tecniche sofisticate che utilizzano l’analisi del DNA, e poi molto lavoro in laboratorio, sul campo e in ufficio. Tale lavoro è in generale da gestire con energie finanziarie notevoli, ma anche con studio, competenza e aggiornamenti costanti sulle nuovissime tecnologie, che il LWA implementa in parte.
ln Italia ha destato molte critiche il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” predisposto dall’Unione Zoologica Italiana, che prevede l’uccisione del 5% dei lupi esistenti ogni anno e che sta per essere approvato. Che cosa ne pensate?
Mattia – Noi come ricercatori del LWA abbiamo contatti col Ministero dell’Ambiente ma non siamo inclusi nel processo decisionale. Le nostre attività, che noi cerchiamo di garantire al meglio, sono scientifiche e tecniche, ma la decisione finale sarà politica. Al momento c’è molta confusione, nessuno è in grado di spiegare come funziona. Alla bozza iniziale di questo Piano hanno partecipato tutte le associazioni di categoria nazionali e l’Unione Zoologica Italiana. Il Piano di azione nasce dall’esigenza di regolamentare la gestione delle specie in via di estinzione. Il punto delle deroghe, cioè dei previsti abbattimenti, è però solo uno dei punti in cui si articola il Piano. Bisogna dire che anche gli altri sono altrettanto importanti: essi sanciscono tutte le azioni di coordinamento che le regioni e gli enti dovrebbero fare. Il Piano in forma definitiva non è ancora disponibile . Ma gli abbattimenti in realtà non potranno essere indiscriminati: si tratterà di decidere come e perché potranno essere attuati e sarà una cosa molto complessa, anche perché sono da giustificare a livello europeo e a norma di legge, quindi devono avere una base estremamente scientifica. Nel Nord America ci sono piani d’azione simili. Bisogna tenere conto anche del fatto che il lupo ad un certo punto, forse tra molto tempo, potrà essere declassato come specie a rischio (Endangered. IUCN D).
BrunellaPare stia accadendo qualcosa di simile anche a Yellowstone, dove i cacciatori lamentano un aumento dei branchi di lupi, quindi un aumento delle loro predazioni , che lasciano i “poveri” cacciatori privi dei loro tradizionali trofei….
Mattia – Anche qui i cacciatori si lamentano. Il problema è che non riusciamo a ribattere con dati scientifici perché in Piemonte non è  sapere con esattezza quanti sono gli ungulati, poiché non si riesce a standardizzare il monitoraggio. Sugli animali domestici, invece, la situazione è differente; infatti c’è stato un censimento del circa 98% degli allevamenti in alpeggio in Piemonte, anche per poterli dotare di cani da guardiania e per mantenere tra loro e i lupi un livello di conflittualità sostenibile.
 Rapporto con gli allevatori – E’ possibile fare cultura e corretta informazione anche con gli allevatori?
Erika – Di sicuro non si potrà mai sperare che l’allevatore ami il lupo ma dobbiamo accertarci che riceva gli aiuti necessari per convivere, soprattutto nel lungo termine, e per ottenere questo ci vuole un impegno costante delle politiche regionali e nazionali.
L’informazione dedicata agli allevatori è prevista dal LWA. Questa estate abbiamo organizzato 10 visite guidate agli alpeggi, per sensibilizzare i pastori e gli escursionisti. Da questi incontri abbiamo ottenuto, da parte degli allevatori, risposte differenti: alcuni ci hanno detto che il lupo non è un problema, grazie all’uso che fanno di recinti elettrificati e cani, altri, invece e nonostante ciò, si lamentano perché hanno subito delle predazioni.
Mattia – Per i pastori l’arrivo del lupo nella loro zona è un trauma serio perché devono rivoluzionare la routine gestionale della loro azienda. Mi è capitato, quando andavo ad aiutare i pastori a imparare a usare i sistemi deterrenti, di vergognarmi di essere un “lupologo”, vedendo qualcuno che piangeva perché aveva subito degli attacchi alle sue bestie e quindi perdite e danni in termini di lavoro e di soldi. Ma noi crediamo nel nostro progetto, che ha l’intento anche di supportare le attività lavorative per preservare, alla fine, insieme allevatori e lupi. In definitiva siamo noi, in quanto ricercatori sul campo e facenti parte del progetto di conservazione del lupo, che dobbiamo avere l’intima consapevolezza e convinzione che si può e si deve proseguire per questa strada.
 Alla luce di tutto ciò, che cosa ci si deve aspettare dal Piano di Gestione, che al momento è fermo?
Erika – Sul piano comunicativo non ci si può ancora pronunciare.
Mattia – Secondo me è necessario comunque avere un piano d’azione, cioè dei paletti entro cui muoversi che abbiano un supporto scientifico forte e reale. Personalmente nutro fiducia nelle figure professionali che stanno seguendo l’iter dal punto di vista scientifico, in quanto si tratta di ricercatori con grande esperienza alle spalle anche a livello legislativo in ambito europeo. Tuttavia sono convinto che le decisioni che saranno prese saranno politiche e probabilmente scontenteranno tutti, perché è la conseguenza ovvia di un tentativo di far convergere in un solo punto le esigenze più estreme e contrastanti degli animalisti e dei cacciatori.
Comunque spero e mi aspetto che tutte le parti in causa, politici compresi, si documentino realmente perché il rischio è che manchi alla fine la preparazione tecnica per prendere le decisioni finali. Quindi è necessario che leggano i report, che partecipino agli incontri tecnici, che studino e si consultino con esperti e studiosi. Per esempio, non si tiene abbastanza in considerazione il fatto che noi del LWA, con i francesi d’oltre confine, stiamo studiando quella che è la terza popolazione di lupi per importanza d’Europa, insieme a quelle della Germania e della Svezia. Da parte dei politici è essenziale ascoltare i pareri tecnici e fare scelte consapevoli perché alla fine anche loro dovranno assumersi le proprie responsabilità.
Al Piano d’Azione è legato anche il problema del bracconaggio e delle uccisioni illegali tramite trappole o bocconi avvelenati?
Erika – Certamente sì. Il ritrovamento di lupi uccisi per motivi antropici è sanzionato ma anche legalmente scalato dalla eventuale quota dei lupi da abbattere annualmente prevista dal Piano. Quindi, fintantoché rimarranno così tanti i ritrovamenti di lupi uccisi dall’uomo, gli abbattimenti programmati dal Piano non potranno mai essere applicati.
 A un piano di gestione del lupo in Italia credo sia anche fortemente legato il problema degli ibridi.
Mattia – Certo! Legalmente cosa ne facciamo di questi ibridi? Da noi in Piemonte per ora non ne abbiamo: lo sappiamo perché grazie al DNA abbiamo la possibilità tramite l’ISPRA di Bologna di campionare molto precisamente le fatte ritrovate. Ma in Toscana e sugli Appennini in genere il problema ibridi è forte. Il fatto è che innanzitutto non è sempre facile distinguere un lupo da un ibrido, alle volte solamente tramite il DNA e inoltre, a livello legislativo, ci sono provvedimenti decisamente differenti a proposito della gestione dei cani o dei lupi.
BrunellaAggiungerei che gli ibridi non rappresentano solo il rischio della perdita del patrimonio genetico del lupo, ma sono un problema che ha conseguenze anche sulla stessa politica di gestione del lupo. Per esempio, che cosa capita se un allevatore lamenta una predazione da parte di un lupo che poi invece risulta essere un ibrido…?
Mattia – Generalmente vengono risarciti i danni provocati da “Canidi” che includono sia i danni da lupo che da Cane. Quindi in realtà non cambia. In passato, in una regione con dei protocolli che prevedevano solo risarcimento dei danni da lupo è successo di aver avuto dei problemi  nel risarcimento.
 A questo proposito, quali sono le differenze nella gestione del lupo
sulle Alpi e sugli Appennini?
Mattia – La recente ricolonizzazione da parte del lupo sulle Alpi è avvenuta gradualmente, quindi abbiamo avuto tempo per organizzarci, quindi, sicuramente una prima differenza è che in Piemonte, con il progetto LWA, cerchiamo di creare un coordinamento a livello regionale e interregionale.
Negli Appennini invece la gestione è più articolata e varia a seconda delle zone. Noi abbiamo in generale più neve e ci è più facile monitorare i lupi presenti in inverno, differenze orografiche e capacità di reperire risorse a livello istituzionale, poi, fanno il resto. Certamente gli Appennini sono anche più vasti e per forza c’è un approccio differente. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo  e in Majella c’è magari un po’ più di tolleranza da parte degli allevatori però in generale, anche se sull’Appennino il lupo non è mai scomparso del tutto, gli allevatori di quei territori non sono amichevoli.
Nel grossetano per esempio sono molto arrabbiati e si sono verificati casi di ritrovamenti di lupi uccisi e con le teste tagliate, atti da considerarsi quasi come rappresaglie.
Ora veniamo a un approccio al lupo un po’ più culturale e meno scientifico. Come vengono considerati da queste parti?
Erika – Nel mio lavoro facciamo vedere ai bambini le tracce lasciate dai lupi, facciamo capire loro come funziona la catena alimentare e spieghiamo perché sono tornati. A questo punto abbiamo reazioni diverse. I bambini che arrivano dalla città non hanno pregiudizi, sono come un foglio bianco su cui scrivere: gli raccontiamo la vita del branco, che nella loro immaginazione richiama quella della famiglia, la dispersione dei giovani, rivisitiamo la fiaba di Cappuccetto Rosso, e subito ci rendiamo conto che su di loro abbiamo più presa, ottenendo quasi sempre reazioni positive. Quelli che arrivano da queste vallate invece hanno atteggiamenti meno tolleranti; sia chiaro che nei nostri incontri noi non cerchiamo mai di fare amare il lupo, ma solo di far capire che il lupo è tornato in modo naturale , smontiamo le bufale che parlano di un suo reinserimento da parte dell’uomo, spieghiamo
che è un grande predatore utile per mantenere sani  i branchi di animali selvatici che costituiscono le loro prede. Ecco che allora, quando i bambini capiscono che è importante la sua presenza e che non ne avremo mai un’invasione a centinaia, siamo ripagati con un feedback positivo in termini di lavori fatti a posteriori, che poi ci mandano dalla scuola: belle storie inventate, disegni e finali di fiabe modificati. Con i ragazzi dell’Istituto Agrario, poi, c’è stato un approccio ancora diverso: abbiamo chiesto di andare per parlare non dei lupi ma dei problemi degli allevatori e dei possibili sistemi di prevenzione; abbiamo portato con noi anche i cani antiveleno e alcuni degli articoli da leggere che presentavano notizie false. In verità noi non vogliamo mai convincere ma solo informare. Anche in questo caso abbiamo avuto un buon feedback, e l’abbiamo capito grazie alla tecnica dei bigliettini da completare, distribuiti all’inizio degli incontri con la scritta “Secondo me il lupo…” su cui i ragazzi hanno scritto commenti molto negativi, ma poi, ripresentandoli alla fine e dopo le nostre spiegazioni, abbiamo ottenuto risposte molto più favorevoli, così abbiamo capito che quel che manca è sempre e soprattutto una corretta informazione.
Secondo il documentario americano “Medicine of the Wolf” il lupo è la medicina che può salvare l’umanità, perché è un animale dal comportamento simile all’uomo e in più è sensibile e capace di provare forti emozioni. Che cosa ha da insegnare a noi il lupo?
Erika – I bambini rimangono colpiti quando apprendono l’importanza della vita sociale del branco: la collaborazione, la cura della prole, la territorialità. Quando spieghiamo questi comportamenti del lupo, i bambini li paragonano subito ai loro e fanno dei parallelismi, spesso ad esempio con il bullismo. Io non avevo mai pensato che parlare del lupo ai ragazzi potesse avere dei risvolti relazionali e sociali: capita spesso di esaminare con loro i comportamenti negativi attribuiti al “branco” dei ragazzi definiti “bulli”, per arrivare agli esempi positivi offerti invece dai branchi di lupi, quale la solidarietà e la lealtà.  Nella nostra società, purtroppo, c’è tutta una terminologia legata al lupo come elemento negativo. I giornalisti continuano a citare il lupo cattivo come simbolo abbinato a notizie di cronaca nera. Ma ora sta nascendo un tentativo di rivalutazione che noi in particolare cerchiamo di suscitare con l’educazione soprattutto delle nuove generazioni.
Mattia – Personalmente quello che il lupo mi ha insegnato è a tenere duro, non mollare. E’ incredibile come riesca a sopravvivere nonostante le barriere e le difficoltà oggettive poste dalla natura e poi anche dall’uomo. E’ inoltre un ponte che ci lega alla nostra montagna: per me è l’emblema della natura selvaggia che non manda via l’uomo da questi luoghi ma che anzi me li fa comprendere più in profondità e mi attira. Il lupo mi affascina non per motivi idealistici e romantici. Sono estremamente più realistico e so che il branco può essere anche crudele quando ad esempio uccide un lupo estraneo, quindi sono convinto che non è tutto positivo. Però per quanto ci sforziamo di comprenderlo, è inafferrabile e rimane misterioso. Non so quanti chilometri ho fatto nella tracciatura del lupo, ma in tutti questi anni l’avrò visto solo una quindicina di volte.
BrunellaParticolari ricordi?
Mattia – Sì, molti. Quando per caso non si sono accorti che io ero acquattato in un cespuglio: ho sentito un rumore, mi sono girato e ne ho visti tre a poca distanza da me. Un altro è di quando per la prima volta hanno risposto al mio wolf howling. Ma mi preme dire che, a parte gli avvistamenti, quello che il lupo mi insegna e anche mi affascina di più è la quotidianità di questo mio lavoro, è il rapporto che si viene ad instaurare con le persone.
 Quale uso dei deterrenti si sta facendo? Funzionano?
Mattia – Legato all’uso dei deterrenti c’è il problema dell’assuefazione. Il mio lavoro è anche quello di testare i sistemi di prevenzione: qui si usano le recinzioni elettrificate, i cani da guardiania,  le bandierine (fladry), i dissuasori acustici con voci umane registrate. I lupi, però, sono intelligenti e dopo un po’ capiscono cosa sono e non li temono più e quindi si è costretti a cambiarli. Il problema oltretutto è che ogni regione o vallata ha differenze locali e orografiche . Quindi, nonostante noi abbiamo avuto un’esperienza positiva in un posto, non possiamo credere di poterla esportare a scatola chiusa e di garantirne automaticamente la riuscita in un altro luogo. L’ambiente, le abitudine della conduzione agli alpeggi… tutto deve essere poi rimodulato.
Noi abbiamo 15 anni di esperienza preziosissima  in Piemonte, questo sì, è l’unico bagaglio che possiamo portarci dietro e che può servirci per contribuire a trovare strategie di convivenza pacifica tra uomini e lupi sulle nostre montagne.
Con queste ultime considerazioni, la mia intervista è terminata. Dopo aver salutato e ringraziato i miei ospiti, sulla strada del ritorno, mi colpisce la lucida consapevolezza che è solo tramite la conoscenza scientifica e approfondita dell’ambiente che ci circonda, che si può sviluppare il rispetto per le creature che lo popolano. Sono certa che dall’esemplare opera di informazione e di divulgazione che il LWA sta facendo presso le nuove generazioni possano nascere interessi e passioni che in futuro serviranno a migliorare un rapporto che dura da millenni tra uomini e grandi predatori.
Come dice Jim Brandeburg nel film documentario “Medicine of the Wolf”, è stato il lupo che circa 14.000 anni fa scelse e decise di avvicinarsi all’uomo e di farsi addomesticare. Ora è l’uomo che deve fare il passo inverso e dare al lupo la possibilità di sopravvivere in quanto uno degli animali chiave per il mantenimento dell’ecosistema, in modo che continui a vivere nel suo habitat, condividendolo in modo sostenibile con l’uomo, che ne è ugualmente ospite e non padrone assoluto. Se non si capirà in tempo che i lupi, come gli altri grandi predatori all’apice della catena alimentare, rappresentano la salvezza, per l’umanità non ci sarà un futuro.
 
Brunella Pernigotti
Immagine di copertina: “Lupo Ormea_ Centro Faunistico Uomini e Lupi_ photo credit Fulvio Beltrando”