Perché il lupo?

Canis lupus italicus, cuccioli che guardano – Foto di Antonio Iannibelli

Perché il lupo? Questa è la domanda che mi sento rivolgere più spesso da chi mi conosce e si stupisce che improvvisamente mi stia occupando di lupi. In effetti insegno inglese e la mia vita si era orientata verso altre mete dopo aver cercato inutilmente il modo di studiare e di laurearmi in una materia, l’Etologia, che a Torino nel 1980 ancora risuonava come una stramberia dei figli dei fiori. Ma certe cose “fanno giri immensi e poi ritornano”, così passati molti anni, e dopo che Milla morì – una meticcia molto simile a un lupo nonché il mio spirito guida per 10 anni – a partire dal 2013 iniziai a fare ricerche antropologiche e naturalistiche, per comprendere il comportamento di queste magiche creature che, nel frattempo, erano tornate a popolare i boschi di casa mia, in Val di Susa.

C’e’ Solo una donna nella lotta per educare il pubbico sui lupi. Potra’ educarvi. Producer Rachel Tilseth. Wolves of Douglas County Wisconsin News Media.

Da allora, più mi addentro nello studio dei lupi, più mi rendo conto che il legame atavico che ci lega è costituito da elementi molto più profondi e insiti nelle nostre nature così simili e parallele. I lupi sono il nostro alter ego, sono lo specchio in cui gli uomini si vedono e ritrovano le proprie radici, nel bene e nel male. La nostra società tende a disconnetterci dalla natura e dalle sue leggi, illudendoci di poter controllare ogni cosa sulla terra, sotto i mari, nel cielo. La storia umana ha sempre e solo preso e consumato la Terra, il lupo ora rappresenta un evidente ostacolo ed è qui per dirci: Basta!

L’immagine distorta che abbiamo di queste creature è dovuta a molti fattori, antichi e moderni. Noi l’abbiamo dimenticato, ma ci sono popolazioni ancora fortemente legate alla Terra, che rispettano le sue creature per ciò che esse ci insegnano. Il lupo ci ha insegnato non solo le tecniche della caccia, ma anche le strategie di accerchiamento, carica e attacco, utilizzate poi dagli uomini nelle guerre. Ora la domanda che mi spinge a indagare è: perché manteniamo nei confronti di questa specie un rapporto così difficile e contraddittorio? I lupi sono predatori, ritenuti dall’uomo piuttosto pericolosi, ma non abbastanza da riverirli ed elevarli al rango dei più nobili (sempre secondo una valutazione umana) felini quali il leone o la tigre. Ci strappiamo le vesti se un cacciatore uccide un leone nella lontana Africa, ma lasciamo che a casa nostra vengano cacciati, seviziati, o avvelenati i più importanti predatori rimasti, quelli all’apice del perfetto meccanismo trofico naturale delle nostre regioni. Perché? Pensiamo forse che i lupi siano dei cani venuti su male? Per quale motivo ci arroghiamo il diritto di giudicarli invece di accettarli semplicemente? Vorremmo forse cancellare con loro quella parte selvaggia che vediamo in noi stessi? …

Domande aperte. Ma ripeto, di una cosa sono certa: che siamo disconnessi, staccati dalle nostre stesse radici, per cui non ci rendiamo più conto che il mondo che abbiamo creato sta precipitando in una voragine piena di plastica e inquinanti, dove non esistono più gli habitat ritenuti naturali, non solo per il resto delle creature, ma anche per noi stessi. Ricreare degli ambienti in cui regni la natura libera e incontaminata è un regalo che dovremmo fare a noi e alle future generazioni. Ogni creatura ha un suo ruolo nell’ecosistema, che noi lo vogliamo oppure no. Purtroppo abbiamo già perso migliaia di specie che si sono estinte per colpa nostra, perché non sappiamo cambiare atteggiamento e crediamo di essere dalla parte della ragione, quando in realtà non ci rendiamo conto che diventiamo più poveri, (e più malati), ogni volta che abbattiamo una pianta, che un bosco sparisce, che uccidiamo senza motivo una creatura vivente. Jane Goodall ci invita a considerare i lupi, e gli altri animali, come esseri senzienti, che sono capaci di provare gioia, dolore, paura, amore. E io penso: come noi, i lupi sono affettuosi e, all’interno del loro branco, si prendono cura gli uni degli altri; anche loro sono competitivi e territoriali, perciò difendono i propri confini, arrivando ad attaccare e uccidere se altri lupi estranei minacciano le loro terre; infine devono sfamarsi e nutrire la loro prole e per procacciarsi il cibo usano le armi di cui sono dotati: zanne, forza fisica, ma anche tanta intelligenza e flessibilità. Non mi sembrano poi tante le differenze rispetto al comportamento umano.

Indubbiamente la presenza del lupo è scomoda e in Europa, dove ormai il territorio naturale è stato quasi completamente modificato e addomesticato, questo problema è particolarmente sentito, però la soluzione non può essere il tentativo di eradicarli, cancellandoli dalla faccia della Terra. Il semplice buon senso ci dovrebbe suggerire che così facendo, creeremmo nell’ecosistema un pericoloso vuoto che potrebbe essere immediatamente colmato da un’altra specie o che potrebbe portare ad una perdita importante di equilibrio e di bilanciamento del “sistema natura”. Quindi ci si deve impegnare a cambiare atteggiamento, a cercare di dialogare con tutte le parti in causa, mettendo da parte i pregiudizi e le prese di posizione. Arroccarsi nella convinzione di essere dalla parte della ragione e pretendere che siano gli “altri” a dover cambiare opinione non porterà da nessuna parte. Ci vogliono volontà, umiltà e apertura mentale, per incontrarsi, guardarsi negli occhi, tenendo presente che ogni persona conta e può fare la differenza: chi ha il coraggio di cambiare, cambia il mondo. Solo un approccio empatico, intelligente e saggio ci aiuterà a trovare insieme una soluzione che porti alla convivenza pacifica di tutte le creature. Amo infine ricordare che ogni lupo è un individuo, con una sua storia, anche se spesso non c’è nessuno a raccontarla. Le loro sono storie di eroi senza medaglie, di difficoltà e rischi, di chilometri percorsi, di coraggio, di morte e di speranza. Storie di amore, di saggezza atavica, di nascondigli, di aria e di stelle ululate, storie magiche da leggere nel profondo dei loro occhi. Facciamo in modo che la fiamma verde, quella che Aldo Leopold vide in quello sguardo, non si estingua.
Brunella

Leave a Reply

%d bloggers like this: