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Perché il lupo?

Canis lupus italicus, cuccioli che guardano – Foto di Antonio Iannibelli

Perché il lupo? Questa è la domanda che mi sento rivolgere più spesso da chi mi conosce e si stupisce che improvvisamente mi stia occupando di lupi. In effetti insegno inglese e la mia vita si era orientata verso altre mete dopo aver cercato inutilmente il modo di studiare e di laurearmi in una materia, l’Etologia, che a Torino nel 1980 ancora risuonava come una stramberia dei figli dei fiori. Ma certe cose “fanno giri immensi e poi ritornano”, così passati molti anni, e dopo che Milla morì – una meticcia molto simile a un lupo nonché il mio spirito guida per 10 anni – a partire dal 2013 iniziai a fare ricerche antropologiche e naturalistiche, per comprendere il comportamento di queste magiche creature che, nel frattempo, erano tornate a popolare i boschi di casa mia, in Val di Susa.

C’e’ Solo una donna nella lotta per educare il pubbico sui lupi. Potra’ educarvi. Producer Rachel Tilseth. Wolves of Douglas County Wisconsin News Media.

Da allora, più mi addentro nello studio dei lupi, più mi rendo conto che il legame atavico che ci lega è costituito da elementi molto più profondi e insiti nelle nostre nature così simili e parallele. I lupi sono il nostro alter ego, sono lo specchio in cui gli uomini si vedono e ritrovano le proprie radici, nel bene e nel male. La nostra società tende a disconnetterci dalla natura e dalle sue leggi, illudendoci di poter controllare ogni cosa sulla terra, sotto i mari, nel cielo. La storia umana ha sempre e solo preso e consumato la Terra, il lupo ora rappresenta un evidente ostacolo ed è qui per dirci: Basta!

L’immagine distorta che abbiamo di queste creature è dovuta a molti fattori, antichi e moderni. Noi l’abbiamo dimenticato, ma ci sono popolazioni ancora fortemente legate alla Terra, che rispettano le sue creature per ciò che esse ci insegnano. Il lupo ci ha insegnato non solo le tecniche della caccia, ma anche le strategie di accerchiamento, carica e attacco, utilizzate poi dagli uomini nelle guerre. Ora la domanda che mi spinge a indagare è: perché manteniamo nei confronti di questa specie un rapporto così difficile e contraddittorio? I lupi sono predatori, ritenuti dall’uomo piuttosto pericolosi, ma non abbastanza da riverirli ed elevarli al rango dei più nobili (sempre secondo una valutazione umana) felini quali il leone o la tigre. Ci strappiamo le vesti se un cacciatore uccide un leone nella lontana Africa, ma lasciamo che a casa nostra vengano cacciati, seviziati, o avvelenati i più importanti predatori rimasti, quelli all’apice del perfetto meccanismo trofico naturale delle nostre regioni. Perché? Pensiamo forse che i lupi siano dei cani venuti su male? Per quale motivo ci arroghiamo il diritto di giudicarli invece di accettarli semplicemente? Vorremmo forse cancellare con loro quella parte selvaggia che vediamo in noi stessi? …

Domande aperte. Ma ripeto, di una cosa sono certa: che siamo disconnessi, staccati dalle nostre stesse radici, per cui non ci rendiamo più conto che il mondo che abbiamo creato sta precipitando in una voragine piena di plastica e inquinanti, dove non esistono più gli habitat ritenuti naturali, non solo per il resto delle creature, ma anche per noi stessi. Ricreare degli ambienti in cui regni la natura libera e incontaminata è un regalo che dovremmo fare a noi e alle future generazioni. Ogni creatura ha un suo ruolo nell’ecosistema, che noi lo vogliamo oppure no. Purtroppo abbiamo già perso migliaia di specie che si sono estinte per colpa nostra, perché non sappiamo cambiare atteggiamento e crediamo di essere dalla parte della ragione, quando in realtà non ci rendiamo conto che diventiamo più poveri, (e più malati), ogni volta che abbattiamo una pianta, che un bosco sparisce, che uccidiamo senza motivo una creatura vivente. Jane Goodall ci invita a considerare i lupi, e gli altri animali, come esseri senzienti, che sono capaci di provare gioia, dolore, paura, amore. E io penso: come noi, i lupi sono affettuosi e, all’interno del loro branco, si prendono cura gli uni degli altri; anche loro sono competitivi e territoriali, perciò difendono i propri confini, arrivando ad attaccare e uccidere se altri lupi estranei minacciano le loro terre; infine devono sfamarsi e nutrire la loro prole e per procacciarsi il cibo usano le armi di cui sono dotati: zanne, forza fisica, ma anche tanta intelligenza e flessibilità. Non mi sembrano poi tante le differenze rispetto al comportamento umano.

Indubbiamente la presenza del lupo è scomoda e in Europa, dove ormai il territorio naturale è stato quasi completamente modificato e addomesticato, questo problema è particolarmente sentito, però la soluzione non può essere il tentativo di eradicarli, cancellandoli dalla faccia della Terra. Il semplice buon senso ci dovrebbe suggerire che così facendo, creeremmo nell’ecosistema un pericoloso vuoto che potrebbe essere immediatamente colmato da un’altra specie o che potrebbe portare ad una perdita importante di equilibrio e di bilanciamento del “sistema natura”. Quindi ci si deve impegnare a cambiare atteggiamento, a cercare di dialogare con tutte le parti in causa, mettendo da parte i pregiudizi e le prese di posizione. Arroccarsi nella convinzione di essere dalla parte della ragione e pretendere che siano gli “altri” a dover cambiare opinione non porterà da nessuna parte. Ci vogliono volontà, umiltà e apertura mentale, per incontrarsi, guardarsi negli occhi, tenendo presente che ogni persona conta e può fare la differenza: chi ha il coraggio di cambiare, cambia il mondo. Solo un approccio empatico, intelligente e saggio ci aiuterà a trovare insieme una soluzione che porti alla convivenza pacifica di tutte le creature. Amo infine ricordare che ogni lupo è un individuo, con una sua storia, anche se spesso non c’è nessuno a raccontarla. Le loro sono storie di eroi senza medaglie, di difficoltà e rischi, di chilometri percorsi, di coraggio, di morte e di speranza. Storie di amore, di saggezza atavica, di nascondigli, di aria e di stelle ululate, storie magiche da leggere nel profondo dei loro occhi. Facciamo in modo che la fiamma verde, quella che Aldo Leopold vide in quello sguardo, non si estingua.
Brunella

Un guardiano delle nostre montagne

È con piacere che vi invitiamo alla nostra prossima intervista sulla pagina Facebook “Talk Show di persone e lupi—Lupi Italiani” che avrà luogo domenica 15 novembre, alle 18 ora italiana. Gradito ospite di Brunella Pernigotti sarà Luca Giunti che ci parlerà del progetto Life WolfAlps Eu (https://www.lifewolfalps.eu) e della presenza del lupo in Piemonte.

Al lavoro nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè

Luca Giunti è uno dei project manager del rinnovato progetto LifeWolfAlps-Eu. Nato a Genova, vive a Susa dal 1987, dove lavora come Guardaparco per l’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie.

Luca con piccolo camoscio a Bernezzo

Laureato in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Torino, dal 2018 è iscritto all’Albo Italiano dei Direttori dei Parchi Nazionali istituito presso il Ministero dell’Ambiente. Partecipa ai Progetti Life + dell’Unione Europea (tra cui il Life Wolf Alps)

Un intervento a Novalesa a seguito del ritrovamento di una lupa morta

Collabora con l’Università e il Politecnico di Torino per cui tiene corsi di fotografia naturalistica, lezioni sulla ricerca naturale ed ecologica, educazione ambientale e sulle Valutazioni di Impatto Ambientale.

Guardia parco e fotografo

Collabora con numerose testate giornalistiche, ha pubblicato articoli scientifici su riviste nazionali ed internazionali e alcuni libri, soprattutto fotografici. Presenta frequentemente conferenze e proiezioni di argomento naturalistico: flora, fauna, biodiversità, la presenza del lupo, ecc.

Intervista da parte della RAI

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For English speakers

We are pleased to invite you to the next interview on Italian Facebook page Talk Show Storie di Uomini e Lupi – Lupi Italiani that will take place on November 15th at 06:00 p.m. C.E.T.

Brunella Pernigotti will host Luca Giunti, one of the project managers of the renewed LifeWolfAlps-Eu Project.

He was born in Genoa, and has been living in Susa since 1987 where he works as a park ranger for the management body of the protected areas of the Cottian Alps. 

Graduated in Natural Sciences at the University of Turin, since 2018 he has been in the Italian Register of Directors of National Parks established at the Ministry of the Environment. He participates in the Life + Projects of the European Union (including the Life Wolf Alps) and collaborates with the University and Polytechnic of Turin where he teaches nature photography and takes lessons on natural and ecological research, environmental education and on Assessments of Environmental Impact.

He collaborates with numerous newspapers, has published scientific articles in national and international journals and some books, particularly of photos. 

L’uomo che sognava i lupi

Siamo felici di invitarvi alla prossima intervista in diretta sulla pagina Facebook di Talk Show di persone e lupi – Lupi Italiani. Brunella Pernigotti intervisterà il naturalista e responsabile scientifico del WWF Italia Marco Galaverni, domenica 27 settembre, alle 18:00, ora italiana. L’incontro verterà soprattutto sulla gestione dei grandi carnivori in Italia.

Marco Galaverni inizia molto giovane come volontario e attivista presso il WWF.

Marco Galaverni e il WWF

Consegue il dottorato di ricerca all’Università di Bologna in Biodiversità ed Evoluzione. Sviluppa una tesi su Genetica Ecologica e Genomica della Conservazione del Lupo (Canis lupus), in collaborazione con il Laboratorio di Genetica, l’Istituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Università della California, Los Angeles (UCLA).

Ricerche sul campo

Da oltre dodici anni studia il lupo in Italia e nel mondo, ha pubblicato decine di articoli scientifici su riviste internazionali. Collaboratore di ricerca per l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ora è direttore scientifico di WWF Italia.

La conservazione del Canis Lupus Italicus

La passione per il suo lavoro lo porta a svolgere anche attività di divulgazione: diverse trasmissioni televisive, fra cui Geo, lo annoverano tra i loro ospiti regolari.

Intervento divulgativo alla Festa del Lupo 2018

Nel 2019 pubblica il libro “L’uomo che sognava i lupi” – ORME Editore.

L’uomo che sognava i lupi

https://www.youtube.com/watch?v=gOJRaw6pgLg WWFItalia e Carabinieri Forestali insieme nel Progetto Lupo per la conservazione del Canis Lupus Italicus.


FOR ENGLISH SPEAKERS

We are happy to invite you to the next live streaming interview on the Facebook page: Talk Show of people and wolves – Italian Wolves. Brunella Pernigotti will interview our guest: the naturalist and scientific director of WWF Italy Marco Galaverni, Sunday 27 September, at 18:00, CEST. The meeting will focus mainly on the management of large carnivores in Italy.

Marco Galaverni started very young as a volunteer and activist at the WWF.

He obtained a PhD in Biodiversity and Evolution at the University of Bologna. His thesis project was on Ecological Genetics and Genomics of Wolf Conservation (Canis lupus), in collaboration with the Laboratory of Genetics, the National Institute for Environmental Protection and Research (ISPRA) and the Department of Ecology and Evolutionary Biology of the University of California, Los Angeles (UCLA).

For over twelve years he has been studying the wolf in Italy and in the world, he has published dozens of scientific articles in international journals. He regularly collaborates with ISPRA (Institute for Environmental Protection and Research), and he is now scientific director of WWF Italy. The passion for his work leads him to also carry out information and education activities: several television broadcasts, including Geo, count him among their regular guests.

In 2019 he published the book “L’uomo che sognava I lupi [The man who dreamed of wolves ]” – ORME Editore.

https://www.youtube.com/watch?v=gOJRaw6pgLg WWFItalia and the Carabinieri Forestali together in the Wolf Project for the conservation of Canis Lupus Italicus.

Stories of People & Gray Wolves Talk Show & Media

A Wisconsin Gray Wolf. Photo credit Snapshot Wisconsin.

Since we are talking about sharing stories of people & wolves I’ll share one of my memories. I spent every summer & winter as a volunteer wolf tracker, helping to monitor Wisconsin’s Gray wolf under the Wisconsin Department of Natural Resources Wolf Recovery Program. Every chance I got, in between my teaching job, I went north to Douglas county Wisconsin to track wolves. One summer, just before dusk, I spied several turkey vultures roosting in trees beside the road on the edge on the cedar swamp. So I parked my car far away so I wouldn’t disturb the roosting vultures. I was curious as to why so many vultures were roosting together. This could mean there was a carcass near. I headed over to the spot where the vultures were roosting. As I approached there was the distinct smell of rotten flesh, and the sound of bones being crunched. These sounds were of gray wolves munching on bones and hidden by trees on the edge of the cedar swamp. That was a fantastic find. I don’t remember the exact year, maybe if my memory serves me right, I could estimate that it was around the year 2008.

The Gray wolf is a part of Wisconsin’s wild legacy!


Our blog is at: http://www.wolvesofdouglascountywisconsin.com

Authors

Author and founder Rachel Tilseth

Rachel Tilseth is a freelance writer, fine artist, filmmaker and environmentalist. Tilseth has been a Wisconsin Department of Natural Resources Volunteer Winter Wolf Tracker since the year 2000. Tilseth worked with the Wisconsin Wolf Recovery Program as a volunteer since 1998, and as a result learned about the lives of wild gray wolves. Tilseth received a Bachelor of Science Degree in Art Education in 1992 from UW-Stout, graduating with cum laude honors. More about Rachel at Meet the Filmmaker

Author Brunella Pernigotti

I live in Turin, Italy. I’m a teacher, a writer and a photographer. I published a novel and a book of tales and have to my credit about ten one-man exhibitions of photos. I’m a member of the board of a no-profit association of Turin, “Tribù del Badnightcafè”, that organizes cultural and artistic events. Besides I created a group of volunteers to help women who are victim of domestic violence.Brunella Pernigotti

Author Lindsey Botts

Author Lindsey Botts
Lindsey is a wildlife enthusiast, conservationist, and outdoor lover. He aims to tell stories about the intersection of society and nature with the goal of showcasing how conservation can help both live cohesively.

Wolves of Douglas County Wisconsin News Media & Film’s mission is to bring our readers news that is factual and accurately reported; News that is unbiased and fact-checked for accuracy.

People & Wolves Talk Show: We educate so you can advocate.

We work with dedicated professionals to document the conscious relationships between People & Wolves. We share stories of people that are working to coexist with wild wolves, that are now struggling for survival worldwide. We work with filmmakers, scientists, academics, journalists, writers, fine artists, Wildlife photographers and musicians that share a common interest to produce and share educational stories of People & Wolves Talk Show.

Brunella Pernigotti is our People & Wolves Host in Italy

Foto Antonio Iannibelli italianwildwolf.it

I can tell that only after two years of useless hikes made at 4 am, often with a temperature of -17 degrees Celsius, I could see my first wolf. ~Maria Perrone

Meet our newest People & Wolves Talk Show Host USA

People & Wolves Talk Show (P&WTS) is live-streamed on Facebook. P&WTS will be producing more shows soon. Keep up to date on here wolvesofdouglascountywisconsin.com and on our Facebook pages.

https://www.facebook.com/Talk-Show-di-persone-e-lupiLupi-Italiani-364159360973889
https://www.facebook.com/heartofwolfadvocacyfilmproject

People & Wolves Talk Show will also be livestreaming from YouTube as well as on Facebook.

Wolves of Douglas County Wisconsin News Media & Film’s mission is to bring our readers news that is factual and accurately reported; News that is unbiased and fact-checked for accuracy.

People & Wolves Talk Show

We educate so you can advocate. We work with dedicated professionals to document the conscious relationships between People & Wolves. We share stories of people that are working to coexist with wild wolves, that are now struggling for survival worldwide. We work with filmmakers, scientists, academics, journalists, writers, fine artists, Wildlife photographers and musicians that share a common interest to produce and share educational stories of People & Wolves Talk Show.

The Gray wolf is a part Wisconsin’s wild legacy! Let’s add worldwide to that statement!

Wolves of Douglas County Wisconsin TM (WODCW) was founded by Rachel Tilseth in 2011 to bring education and awareness for promoting wolf recovery.

WODCW Blog: http://www.wolvesofdouglascountywisconsin.com

Email Address: wolvesdouglasco@gmail.com 

Founder: Rachel Tilseth

WODCW is copyrighted 2011

Talk show di Persone e lupi, Con piacere annunciamo la nostra prossima intervista con Erika Ottone

Mercoledì 15 luglio alle 18, ora italiana, sulla pagina Facebook Talk Show di Persone e Lupi-Lupi Italiani .

Lupi in Pollino Parco. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

Erika Ottone è un medico veterinario che lavora presso l’Ente Parco Nazionale del Pollino, in Basilicata.

Pollino da vivere

 

Brunella Pernigotti parlerà con Erika Ottone, un medico veterinario, del conflitto canidi-uomo per la conservazione del lupo. Ente Parco Nazionale del Pollino @enteparcopollino · National Park

l’Ente Parco Nazionale del Pollino. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

Breve biografia di Erika Ottone

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Erika Ottone alla Feste del Lupo 2018

Erika Ottone è un medico veterinario con esperienza in soccorso, cura e riabilitazione di animali selvatici, monitoraggi faunistici ed educazione ambientale. Dal 2017 lavora per l’Ente Parco Nazionale del Pollino in Basilicata occupandosi di monitoraggio e accertamento delle predazioni al bestiame da parte di selvatici nell’ambito del progetto “Convivere con il lupo, conoscere e preservare”

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Erika Ottone al lavoro, mentre parla con un pastore.

Sono felice di poter incontrare Erika e di aver modo di farle delle domande sul suo interessante lavoro nel Parco, a contatto con la natura e con i lupi, animali affascinanti e misteriosi. ~Brunella Pernigotti

Collegatevi con noi mercoledì 15 luglio, alle 18, ora italiana, sulla pagina Facebook “Talk show di persone e lupi – Lupi italiani” e anche voi avrete la possibilità di rivolgere in diretta delle domande a Erika!

 

Lupo in l’Ente Parco Nazionale del Pollino in Basilicata. Credit Antonio Iannibelli. http://antonioiannibelli.it

The Italian Story: Inside the Heart of Wolf Advocacy of Who has the Wolves at Heart “

Tomorrow 7 May 2019 8:30 punctual on Punto Radio with Manes Bernardini we will give you a good morning and we will talk about wolves, the real ones. We will also talk about the Casalecchio di Reno exhibition of the role of the Casalecchio Gev, but also of the upcoming meetings and of the great projects of the future with Brunella Pernigotti, Rachel Tilseth and The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy of Who has the Wolves at Heart ” Prepare your questions we are ready for anything …

Domattina 7 maggio 2019 ore 8:30 puntuali su Punto Radio con Manes Bernardini vi daremo il buon giorno e parleremo di lupi, quelli veri. Parleremo anche della mostra di Casalecchio di Reno del ruolo delle Gev Casalecchio, ma anche dei prossimi incontri e dei grandi progetti del futuro con Brunella Pernigotti Rachel Tilseth e The Italian Story of Inside the Heart of Wolf Advocacy La Storia Italiana di “Nel Cuore di Chi Ha a Cuore i Lupi”

Preparate le vostre domande siamo pronti a tutto …

Inside the Heart of Wolf Advocacy: The Italian Story…

Wolves have been persecuted and killed all over the world, but for different reasons. In Italy, for instance, the main cause of poaching and killing wolves is the conflict between farmers and predators. Erika Ottone, in her own words explains to us the situation and the possible solutions:

“MAN-WOLF CONFLICT: A SOCIAL-CULTURAL, ECONOMIC AND POLITICAL ISSUE by Erika Ottone, veterinary surgeon Spec.TePACS, GPCert (EXAP).

Predations on domestic livestock are one of the main conservation problems of the Wolf, Canis lupus (Fernandez-Gil et al 2016; Mech & Boitani, 2003). The predations are concentrated above all in the areas where the farmers do not adopt correct breeding practices that guarantee the custody and the minimum means of protecting the livestock (Linnell & Boitani, 2012; Marino et al., 2016).
Checking the predations on the livestock is an activity carried out by a veterinary surgeon operating within the environmental managing agency and it allows to obtain information on management methods and above all to establish direct contact with the farmers of the territory. In fact, the ultimate goal of this activity is the identification of effective prevention and damage control plans for the livestock sector through the adoption of prevention tools and adequate breeding practices that could significantly reduce compensation damages and costs (Dalmasso et al ., 2012; Reinhardt et al., 2012)

Erika Ottone works with a Livestock farmer in Italy

A careful analysis of the collected information shows that the conflict between man and wolf is a socio-cultural, economic and political problem. The inadequacy of farm management systems can be attributed to the inefficient economic exploitation of the livestock sector, to the lack of willingness to adapt its management to an environmental context in which a predator is present, to the divulgation of incorrect information. There aren’t only the farmers involved in the men-wolves conflict, but all the citizens can favor the coexistence of men and wolves with their daily choices.

In the National Park of Pollino PNP, engaged for some time in monitoring the conflict between canine and zootechnics, a medical-legal verification activity was conducted on predations to domestic livestock, following a standardized procedure that includes, in addition to the report of the anatomical-pathological investigation, the detection of environmental facts and information related to the management of farms.

National Park of Pollino PNP

The analysis of the number of predations in relation to the number of farms operating in the area, and to the management and environmental context, has made it possible to identify “critical areas” in which the damage caused by predation is serious and frequent only in some of the farms present in the area. The analysis of the management methods of the affected farms confirms that improper management of the farm and the absence of effective precautionary measures, such as security, guard trained dogs, suitable fences and stables for night shelter of animals, may be the main predisposing factors to the high number of predations in that farm. (Dondina et al., 2015; Ciucci et al., 2018).
Therefore, the adoption of prevention tools and appropriate breeding practices identified for each farm could significantly reduce the damage (Dalmasso et al., 2012; Reinhardt et al., 2012). The PNP and other Italian parks, don’t limit themselves to indicate and suggest management solutions but they also  help the farms to realize suitable fences and deliver dogs on free loan of use with a stock of biscuits for dogs, thanks to the collaboration of some pet-food companies.
The lack of adequacy of management systems in some cases is linked to a lack of will to change and adapt one’s own developed and inherited farm managing system that was born in the past, and that now doesn’t fit to a natural context in which  predators are back. Farmers often report: “I have always done so, my grandfather and my father did so, now, just because you wanted wolves, have I to change?” It is easy to find a culprit and it is certainly easier to indulge than to educate; it is not easy to tell and explain the anthropic impact on nature, how man has changed the territory and how the wolf is now entering and adapting in a modified environmental context. It is not easy, yet in the work of monitoring the man-wolf conflict it is essential to engage in education and the divulgation of correct information.
In some cases, management inadequacy is also the consequence of difficult economic conditions. Farmers in large part are grouped together, thinking about their future, in a mood of pessimism. This situation is not only attributable to the conflict with the wolf, as the farmers themselves admit, but also to the poor economic valorization and the scarce consideration the farmers have: it often leads them to feel inadequate to the new social contexts. All the farmers operating in the area are aware of the presence of the wolf and the possibility of suffering predation, they know well that their animals are prey and that the predatory event is part of the natural role of a super predator such as the wolf, the problem is the repetition of predations, is the chronicity of the phenomenon.
Unfortunately the precarious and frustrating situation that the sector is experiencing, the divulgation of incorrect information and the media exploitation of the “wolf question” mean that the predatory event, which certainly creates significant damage to the farmer, becomes the scapegoat of a situation that has its roots in an inadequate economic, social, cultural and political system. Of course, we do not want to diminish the damage of predations on domestic livestock suffered by the farmer, damage which is recognized, compensated and which represents an opportunity for investigation aimed to improve the farm management methods, but certainly the damage in question would be perceived differently by the farmers in a greater economic and social development of the livestock sector.
The improvement of the economic and social situation can and must be the prerogative of everyone: every single citizen can give value to the local animal husbandry by buying its good products, and helping in the education and divulgation of correct information, always checking the sources, inquiring and asking experts in the field. Therefore, it is not correct if we speak about a conflict between livestock and wolves, limiting the issue to the farming sector alone, but it is right when we speak about a Man-Wolf conflict. We are all responsible through our choices of this conflict which, with good will and without exploitation, can change into coexistence.”

Erika Ottone, veterinary surgeon

Featured photography Of wolf by Antonio Iannibelli

Inside the Heart of Wolf Advocacy -The Italian Story

An interview of Antonio Iannibelli, an Italian expert of wolves, photographer, and author. Interview by Brunella Pernigotti a Wolves of Douglas County Wisconsin’s Italian Writer.

Click the following highlighted words for more information on Antonio Iannibelli’s book A Heart Among the Wolves by Antonio Iannibelli

The following is Antonio Iannibelli’s book trailer

Antonio Iannibelli’s website Ethics and Naturalist Photography by Antonio Iannibelli

The Full Interview of Antonio Iannibelli by Brunella Pernigotti

Q: In few words could you please introduce yourself and describe what you are doing about the advocacy of Italian wolves?

A: I’m not a scientist or a public administrator, neither am I a hunter or a researcher: I’m just a private citizen who loves photography and nature and who has been spending his free time for many years tracking the Italian wolves of the Apennines.

My grandfather was a shepherd and when I was a child he taught me many lessons that are still helping me to track the wolves and to understand the secret of their success. I try to describe the wild wolves simply by means of my photos, I use the immediate effect of images to document some stories with a realistic language. I try to be neither too technical nor poetical. I would like to help to spread correct information about Italian wolves so that once people really know them, they won’t be able to hate these animals anymore.

Q: You were born in the heart of “Lucania” [Lucania, the modern Basilicata, means “The land of wolves” in the ancient dialect] and you have been travelling throughout the mountains of the Apennines since you were a child. From a geographical point of view, Italy is shaped like a T, with the Alps that edge it in the north and the Apennines; which are a sort of back-bone placed lengthwise from the north to the south. Now, we know that over the past centuries the Canis Lupus Italicus never became extinct in the Apennines. On the contrary in the Alps it was persecuted and the whole population was killed off. Then in the last century when, in the Seventies, wolves came back and naturally repopulated the Alps. What are the reasons of this difference, in your opinion?

All Photographs of wolves for this interview are by by Antonio Iannibelli

A: Yes, it’s true. I spent my childhood with my grandparents, shepherds and farmers, in the great “house” of Bosco [Wood] Magnano, that is situated in the heart of Pollino Park, in Basilicata. I loved studying wild animals much more than my school lessons, so my parents weren’t very indulgent. However, it was my grandfather that looked after me, and he himself had been born in a family of shepherds and hunters. My grandfather knew nature very well, and was an exceptional expert of big predators, such as wolves and eagles.

“I’m not a scientist or a public administrator, neither am I a hunter or a researcher: I’m just a private citizen who loves photography and nature and who has been spending his free time for many years tracking the Italian wolves of the Apennines.” ~Antonio Iannibelli

The Alps and the Apennines have a very different habitat, but you know wolves have a great ability to adapt and they can live well in both the places. The persecution from the hunters was more serious in the Alps. In the Alps there aren’t so many woods, and in winter the snow covers the ground for a longer period of time: these elements expose the wolves to greater risks, as they are traceable more easily, and the food is less available. Even the neighboring countries [France, Switzerland, Austria] are not much help, because they provide more exceptions to the international rules that should protect the wolves. Finally, the great biodiversity of Apennines and the morphology of their ground are the most proper house to our Canis Lupus Italicus. In fact, above all in the Central-Southern Apennines, our wolves have always been able to find more wild prey, and safe dens where they can breed their pups. Whilst, in the Alps the environment is less propitious.

Q: As far as I know, even the current wolf management is different in the Apennines, where it seems to be more fragmented than in the Alps, and it varies a lot from region to region. Do you think it’s true? And to what extent?

A: In Italy the wolves are protected according to a law which is the same in the whole state territory, but in the Alps there are some autonomous regions and provinces that sometimes ask and tries to receive approval to kill a controlled number of wolves per year: of course they do it for political and economic interests. However the situation is different among the other regions, too, and the reason is always the same: managing the wolves entails a lot of economic interests. In my opinion giving too much autonomy to our regions is not a good choice, and the International Rulebook adopted by Italy should discipline the wolves protection from the top, and by means of definite and clear rules.

Q: In your book you describe the experiences you’ve had from childhood up to now on tracking wolves. You illustrate when you used to go to herd the livestock with your grandfather. My question is: was he a particularly wise and enlightened man? Or did everybody in his village have his same belief; that wolves are not enemies, nor an obstacle to get rid of at all costs? And now, how do these stockmen feel about the present wolf management since they are the most exposed to coexistence with wolves?

A: My grandfather was strongly related to his territory and to his livestock: he supported his family working hard and he knew that the flock had to be protected and watched particularly against bandits who were very popular: in those days before and after the Second World War. That’s why he thought that the true problems were not the wolves, and that watching carefully the flock and owning good watchdogs was enough to keep wolves far away. In those days, then, it was common opinion to think wolves as useful animals, too: for example, when a tame animal died in the mountain woods it was hard to be found and buried, so it became food for wolves that prevented, in that way, the spreading of diseases. “Luckily there are wolves!” my grandfather was used to say. Usually this happened most often during the seasonal transhumance, when thousands of sheep went down from the mountains to the seaside. There were many missing, unwell, or injured animals that couldn’t be carried as the shepherds set out on the journey walking on old and steep sheep-tracks. Still today the few existing shepherds of my mountains consider the wolf as a useful animal with a great ability to survive: wolves are brainy and they can steal some sheep from some inexpert shepherd, but after all wolves prefer feeding on waste to risking a gunshot. It’s a kind of unwritten agreement between men and wolves which is respected from time immemorial.

Q: In spite of the European directives that provide the protection of wolves, these animals are often victims of poaching. Considering the recent public funding cutbacks, do you think the Italian forest rangers have the appropriate resources to fight against this serious problem?

A: I think that they have the needed tools and the resources, but often the will and the coordination of every force are not completely put into the field. Poaching in Italy is a plague out of control, not to mention the lack of information and coordination in the research and, finally, the want of the right tools to prevent wolves crashing against the various means of transport. Speaking of which, we know that a great number of wolves (and not only wolves) are killed being run over on roads, railways and even on protected areas paths (such as the recent case of the wolf killed in the Oasis Castel di Guido, near Rome). Roads should be made safer places by means of specific over-and-under-passes for wild animals, as it happens in other European countries, such as Austria and Germany.

“When, during a magical night, I saw a wolf beside me, I  thought I had really become a wild creature, too.” ~Antonio Iannibelli

Q: Let’s talk about hybrids and grown-wild dogs. They seem to be a big problem in the Apennines, whilst in the Alps anybody hasn’t yet caught sight of them. Could you please explain why?

A: As I told, the harder climate of the Alps doesn’t allow domestic animals to survive, so abandoned dogs die in few days; on the contrary, they can live and reproduce particularly in the Southern Apennines, where you can spot also goats and pigs gone wild. Therefore I think that the bad practice of letting dogs free to roam in the woods in Southern Italy is at the main cause of this problem that affects wolves when they come in contact. In the ridge of Apennines there are some packs of hybrids that reproduce. In Italy today we have some projects to monitor the wild hybrids (only a few dozen) but I think that a close watch on the abandoned and stray dogs (several thousands) would be enough. However, the wolves that live in the wilder areas of the Apennine ridge prefer attacking and eating to mating stray dogs that invade their territories.

Q: In your book you describe a lot of impressive encounters with these elusive and mysterious animals. Would you tell us the one you remember best?

A: Every encounter with a wolf is somehow a miracle: it’s Nature that appears in its wild sacrality. When, during a magical night, I saw a wolf beside me, I  thought I had really become a wild creature, too. When I was a child, I used to ask my grandfather to show me the wolves, and he wisely answered that I would be able to see them on condition that I became a sort of wolf, too. But, at that time, I often disbelieved my grandfather, and even the existence of wolves.
It was in autumn and I had got up in the middle of the night hoping to see the Monte Sole [Sun Mountain] pack. I was hidden in my usual place, waiting in silence for the new day, when I heard the bumps of two fighting deers. I grabbed my binoculars, but was still too dark to see the two fighting males. Even though I couldn’t see off to the side of me, I felt I was being watched so I turned instinctively. The more my eyesight adjusted, the more I realized that there was a wolf by my side: obviously the clashing antlers hadn’t attracted just my attention. The enchanted place, the magical night, the wolf by my side, that was watching the same event I was; reminded me of my grandfather’s words.

Q: The wolves are the symbol of wild life and freedom for many of us. How much is it worth the life of even one of them for the future generations?

A: The wolf’s survival is the same as ours itself: killing even only one of them means robbing the environment of one useful part that keeps it complete. If we don’t make an effort now to defend wolves, in the future our children won’t be able to enjoy a healthy territory such as the Apennines, where there is such a great biodiversity.

Q: Are young people educated enough on how to protect the ecosystem where they live?

A: No, they aren’t. Unfortunately the future environmental education depends on our choices, too. Nowadays this subject is still very uncommon in the Italian schools.

Q: Wolves Of Douglas County Wisconsin promotes education and awareness to practice the preservation, and especially coexistence, based on empathy and the elimination of every kind of violence, the verbal one, as well. It supports and shows how much every wild species is worth; it’s against hunting, trapping, and practices the use of non lethal methods for the farmers to defend their livestock. Is there something like it in Italy? What are we doing?

A: Unfortunately we are not doing enough: as I told you before, the supervision is insufficient to reduce the conflicts with the farmers, who tend to take the law into their own hands, because they want to avoid the slow bureaucracy; the interventions which are often insufficient. Evert year more than 100 wolves are intentionally killed (shot, poisoned or trapped) and many are victims of the human presence, e.g. they are run over on roads and railways. In these last years the persecution of the wolves has increased. With the help of a group of friends, I realized a project of monitoring the causes of death of the Italian wolves Lupi morti in Italia Facebook Page It confirms this trend.

Q: Are the Italian farmers adequately informed of the non-lethal deterrent systems to defend their livestock?

A: Again, there is a great difference between the Alps and the Apennines, between the north and the south of Italy. In the north there is more awareness; but there are also more difficulties to use these means to protect the livestock because of the morphology of the area, and the extent of the rangelands. In the northern Apennines the farmers are well informed, but the situation is different from Region to Region: in Emilia-Romagna for instance there is a better situation than in Tuscany, where there are some farmers  who refuse to use any deterrent, and would like to definitively remove the wolves. In the south of Italy, on the contrary, the situation is better because the wolves have always been there and the farmers never let their livestock be unattended. In those places they don’t need any electrified fence or sonorous deterrent because the farmers coexist with the wolves from time immemorial. Besides the less rough area and the more temperate weather help the animals watch. Also here we can have some cases of poaching, but the guard dogs are very efficient and keep wolves away, so they must make do with the wastes of the cattle sheds or the remains of the butchery.

Q: Finally, besides asking you if there is something else you would like to say, I have for you the question that I always ask in my interviews: what did the wolves teach you, during your life?

A: I’d like to add at least one thing: more than 15 years ago I created an event “The wolf celebration” (Festa del lupo 2018) in order to give correct information to the common people about the Italian wild wolf: it is a no profit event and it’s aimed to oppose the false stories that media propagate every day. Next biennial festival will be held from 2nd to 4th November 2018 at Castello Manservisi, in Castelluccio di Porretta Terme: http://castellomanservisi.it/wordpress/ All of you are invited!

What did the wolves teach me? It’s a good question. They taught me to live in harmony with nature, to respect every creature and, above all, not to waste our resources. My whole life has been influenced by the wolves, maybe because I was born in Lucania: this old name for Basilicata means “The Wolf’s Land” and it has an ancient Greek origin: λυκος [lukos]means wolf, even so my grandfather never told me false stories about the bad wolf. Watching their behavior taught me to be sincere and to do everything without asking anything in return, just as they do. Even though we persecute them, the wolves carry out their task which is essential for our survival, too. The wolves have learnt the meaning of coexistence . We haven’t!

Thank you very much for the time you devoted to us. Brunella

Photograph is the book cover of Antonio Iannibelli’s book A Heart Among the Wolves by Antonio Iannibelli

Thank you Antonio Iannibelli for this interview! Then, since you are a naturalist photographer and an Italian expert of wolves, let’s make a list of your activities for our readers so they can read them on the Internet:

A blog on Italian wild wolves : http://italianwildwolf.com/info/

The bill of rights of the wolf : http://italianwildwolf.com/carta-dei-diritti-del-lupo/

Your book “A heart among the wolves”: http://antonioiannibelli.it/un-cuore-tra-i-lupi/

Your book trailer: https://www.youtube.com/watch?v=rUq_AATOQ3A

Ethics and naturalist photography: http://antonioiannibelli.it/2016/02/11/etica-e-fotografia-naturalistica/

All the photographs of Italian wolves copyrighted by Antonio Iannibelli

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About Brunella Pernigotti

I am a lover of wolves and of Nature in general. With the means of knowledge and awareness, I try to devote myself to the protection of the environment and of the endangered species, as far as I can do. I live in Turin, Italy. I’m a teacher, a writer and a photographer. I published a novel and a book of tales and have to my credit about ten one-man exhibitions of photos. I’m member of the board of a no-profit association of Turin, “Tribù del Badnightcafè”, that organizes cultural and artistic events. Besides I created a group of volunteers to help women who are victim of domestic violence.

Wolves of Douglas County Wisconsin is published in Italian now…

Wolves of Douglas County Wisconsin has an Italian Facebook page, Lupi di Douglas County Wisconsin for our international readers in Italy.  Educazione, consapevolezza, e sostegno nei riguardi del lupi in Italia. Click HERE to go to our Italian page. 

Our friend to wolves in Italy, Prunella Pernigotti, is busy translating English stories into Italian, reporting news about Italian & European wolves, and sharing her adventures all about wolves.  

About Brunella Pernigotti

Photo: Brunella Pernigotti
I am a lover of wolves and of Nature in general. With the means of knowledge and awareness, I try to devote myself to the protection of the environment and of the endangered species, as far as I can do. I live in Turin, Italy. I’m a teacher, a writer and a photographer. I published a novel and a book of tales and have to my credit about ten one-man exhibitions of photos. I’m member of the board of a no-profit association of Turin, “Tribù del Badnightcafè”, that organizes cultural and artistic events. Besides I created a group of volunteers to help women who are victim of domestic violence. View all posts by Brunella Pernigotti

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More articles by Brunella Pernigotti:
Il Progetto Life WolfAlps – Un progetto vitale per tutti.

Lungo il mio percorso esistenziale ad un certo punto ho scoperto le orme del lupo e, seguendole, mi sono trovata su sentieri sconosciuti e imprevedibili, finché, attraverso diverse fasi, sono arrivata al momento presente. All’inizio fu una semplice e romantica infatuazione per questo animale così apparentemente vicino eppure così lontano e inarrivabile,

 affascinante e misterioso, che mi fece sentire la necessità di difenderlo

dalla forza distruttrice dell’uomo; però, man mano che studiavo da profana i comportamenti e l’habitat del lupo, approdai a un maggiore realismo dovuto alla consapevolezza delle problematiche ad esso legate. Non ho preparazioni scientifiche che mi supportino, ma solo la passione per la Natura e per le mie montagne. Continuo a sognare, quello sì. Sogno una coabitazione pacifica e un equilibrio, tra l’uomo e questo grande predatore, improntato al rispetto sia dell’ecosistema che del lavoro umano. A questo pensavo mentre, sul sellino posteriore della moto, lasciavo che il mio compagno di vita e di avventure mi guidasse lungo la strada verso le Alpi Marittime, tra piccoli paesi che contendono alla montagna lo scarso spazio abitabile. Le tante cime, che creano un confine alto e spesso tra il Piemonte e il mare, sono estremamente verdi e offrono l’ideale rifugio ai lupi che, dagli Appennini, risalirono verso nord negli anni ’90 e che alla fine vi si insediarono nuovamente ponendo fine alla loro sparizione causata dalle persecuzioni e dalla caccia indiscriminata del secolo passato. D’inverno sono zone in cui nevica molto proprio a causa dell’aria mite che arriva dal mare che si scontra con quella fredda del nord e d’estate i pascoli sono rigogliosi, per cui sono molti i pastori che vi portano in alpeggio il loro bestiame.
In circa due ore, dalla pianura di Torino e dalla città affollata e calda,

arriviamo a Chiusa di Pesio, dove si trova la sede del Parco Naturale del Marguareis, ora accorpato con il Parco Alpi Marittime in un unico grande Ente, uno dei partner che partecipano al Life WolfAlps Project. Un breve viaggio che rappresenta però per me il raggiungimento di una meta dopo un lungo cammino iniziato molti anni fa, durante il quale ho conosciuto molte persone appassionate che lavorano e dedicano la propria vita a questi animali, tra cui i soggetti del Progetto Life WolfAlps. Salendo, curva dopo curva, osservo le creste e i boschi che costituiscono l’habitat naturale del Canis Lupus Italicus e ne immagino i recessi selvatici e imperscrutabili.

All’arrivo, togliendoci il casco, ci accoglie l’aria fresca e profumata di

erba appena tagliata. Alzando gli occhi noto che l’edificio ha l’aspetto di un rifugio montano: gli uffici in cui Erika e Mattia ci aspettano sono

sicuramente diversi dagli uffici tutto tecnologia e cemento della città. Qui si respira il profumo del legno e della passione per la Natura. Foto di piante e animali selvatici appese un po’ ovunque. Silenzio e pace circostanti. Leggere di piu clicca qui

Photo ( left to right) Erika Chiecchio, Mattia Colombo and Brunella Pernigotti during our interview at the LWA offices in Chiusa Pesio, photo credit: Brunella Pernigotti

Il Progetto Life WolfAlps – Un progetto vitale per tutti.

Photo ( left to right) Erika Chiecchio, Mattia Colombo and Brunella Pernigotti during our interview at the LWA offices in Chiusa Pesio, photo credit: Brunella Pernigotti

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Sede del Parco Naturale del Marguareis (photo by Brunella Pernigotti)

Lungo il mio percorso esistenziale ad un certo punto ho scoperto le orme del lupo e, seguendole, mi sono trovata su sentieri sconosciuti e imprevedibili, finché, attraverso diverse fasi, sono arrivata al momento presente. All’inizio fu una semplice e romantica infatuazione per questo animale così apparentemente vicino eppure così lontano e inarrivabile,
 affascinante e misterioso, che mi fece sentire la necessità di difenderlo
dalla forza distruttrice dell’uomo; però, man mano che studiavo da profana i comportamenti e l’habitat del lupo,  approdai a un maggiore realismo dovuto alla consapevolezza delle problematiche ad esso legate. Non ho preparazioni scientifiche che mi supportino, ma solo la passione per la Natura e per le mie montagne. Continuo a sognare, quello sì. Sogno una coabitazione pacifica e un equilibrio, tra l’uomo e questo grande predatore, improntato al rispetto sia dell’ecosistema che del lavoro umano. A questo pensavo mentre, sul sellino posteriore della moto, lasciavo che il mio compagno di vita e di avventure mi guidasse lungo la strada verso le Alpi Marittime, tra piccoli paesi che contendono alla montagna lo scarso spazio abitabile. Le tante cime, che creano un confine alto e spesso tra il Piemonte e il mare, sono estremamente verdi e offrono l’ideale rifugio ai lupi che, dagli Appennini, risalirono verso nord negli anni ’90 e che alla fine vi si insediarono nuovamente ponendo fine alla loro sparizione causata dalle persecuzioni e dalla caccia indiscriminata del secolo passato. D’inverno sono zone in cui nevica molto proprio a causa dell’aria mite che arriva dal mare che si scontra con quella fredda del nord e d’estate i pascoli sono rigogliosi, per cui sono molti i pastori che vi portano in alpeggio il loro bestiame.

In circa due ore, dalla pianura di Torino e dalla città affollata e calda,
arriviamo a Chiusa di Pesio, dove si trova la sede del Parco Naturale del Marguareis, ora accorpato con il Parco Alpi Marittime in un unico grande Ente, uno dei partner che partecipano al Life WolfAlps Project. Un breve viaggio che rappresenta però per me il raggiungimento di una meta dopo  un lungo cammino iniziato molti anni fa, durante il quale ho conosciuto molte persone appassionate che lavorano e dedicano la propria vita a questi animali, tra cui i soggetti del Progetto Life WolfAlps.  Salendo, curva dopo curva, osservo le creste e i boschi che costituiscono l’habitat naturale del Canis Lupus Italicus e ne immagino i recessi selvatici e imperscrutabili.
All’arrivo, togliendoci il casco, ci accoglie l’aria fresca e profumata di
erba appena tagliata. Alzando gli occhi noto che l’edificio ha l’aspetto di un rifugio montano: gli uffici in cui Erika e Mattia ci aspettano sono
sicuramente diversi dagli uffici tutto tecnologia e cemento della città. Qui si respira il profumo del legno e della passione per la Natura. Foto di piante e animali selvatici appese un po’ ovunque. Silenzio e pace circostanti.
 
Il LWA(Life WolfAlps) è un progetto europeo nato nel 2013, che ha come obiettivo la realizzazione di azioni coordinate mirate alla conservazione e alla gestione del lupo che vive sulle Alpi. E’ cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito di un progetto più ampio dedicato alla Natura e alla biodiversità. Al progetto partecipano una decina di partner, tra cui soprattutto gli enti di gestione dei vari parchi nazionali distribuiti lungo l’intero arco alpino, da ovest a est, fino a sconfinare nella Slovenia.
Tutti insieme lavorano per creare strategie mirate soprattutto a ridurre i conflitti e a far convivere il lupo e le attività tradizionali dell’uomo.

Erika e Mattia ci accolgono con calore e subito si crea quella relazione
schietta e sorridente che c’è tra persone che hanno una comunione di
intenti. Ci sediamo attorno a un tavolo e in modo informale e amichevole inizia la mia intervista. Le domande che faccio nascono soprattutto dalla mia curiosità di capire e conoscere meglio che tipo di lavoro c’è dietro al progetto dedicato al lupo delle Alpi e alla sua salvaguardia. Mi interessa conoscere le persone che attivamente si muovono e lavorano sul campo, con quali risorse e quali prospettive, per poi poterlo raccontare a chi vive dall’altro capo del mondo.
 
 Innanzitutto, dopo le presentazioni, emerge il primo e più importante
problema: quello di una corretta ed esaustiva informazione. Il lavoro
accurato e scientifico dei ricercatori può essere facilmente cancellato da
una notizia diffusa con leggerezza dai giornali o da altri mezzi di comunicazione. Spesso l’informazione risulta poi essere falsa, ma dal momento che viene pubblicata, il danno è fatto. Nelle vallate in cui il lupo è tornato, per esempio, circola la convinzione del tutto infondata che il lupo sia stato reintrodotto dall’uomo. Non è vero! E su questo e per questo, chi si occupa di “Comunicazione e didattica” per il LWA sta facendo un ottimo lavoro.
 
Ma passiamo all’intervista vera e propria:
Vi chiederei cortesemente una breve presentazione personale.
Mattia Colombo – Sono un ricercatore e, come mi piace definirmi, un wolf biologist. Mi occupo di coordinare il monitoraggio dei lupi nella provincia di Cuneo da parte di tutti i possibili operatori preposti, come i guardiacaccia, i guarda parchi, il corpo forestale, ecc. Inoltre svolgo io stesso attività di ricerca sul campo. Ho iniziato nel 2001 in Valle Pesio
come volontario, poiché dal 1999 nel parco era già tornato uno dei primi tre branchi di lupi (gli altri due si insediarono uno in Francia, nel Mercantour, e l’altro sulle Alpi della provincia di Torino). Poi con la dott.ssa Marucco ho preparato la mia tesi universitaria sul lupo. Ho completato gli studi con un master in Svezia sul lupo scandinavo.
Erika Chiecchio – Sono una naturalista e lavoro soprattutto in ambito di educazione ambientale e didattica. Mi occupo di turismo, manifestazioni, didattica e sono il grafico dell’ente  dove in tutto siamo 53 dipendenti.
Per quanto riguarda l’attività di divulgazione e didattica sul lupo, quest’anno io e i miei colleghi abbiamo organizzato incontri con circa 1500 ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Abbiamo cercato di dare loro informazioni generali attraverso il gioco e la sperimentazione, spiegando come avviene il lavoro sul campo. Per i ragazzi delle scuole superiori è anche prevista una parte teorica e scientifica.  Inoltre abbiamo presentato alle classi di studenti alcuni degli articoli apparsi sui giornali, per analizzarli e svelare le bufale relative al lupo. A questo proposito a settembre sarà organizzata una giornata di formazione dedicata anche ai giornalisti, perché evitino di cadere nei luoghi comuni del lupo cattivo e feroce. Sono convinta che l’attività di comunicazione vada sviluppata soprattutto con i bambini e con le nuove generazioni, per creare una nuova cultura sostenibile e favorire a lungo termine una buona convivenza pacifica tra i lupi e gli uomini di queste vallate.
In quale misura la burocrazia, con i relativi problemi legati ai
finanziamenti, rappresenta un ostacolo all’attività e alla funzionalità del Progetto?
Mattia – Le istituzioni richiedono che siano fatti studi scientifici, che i dati raccolti siano esatti, che il nostro lavoro sia fatto con efficienza e
che presenti una credibilità che a volte però è scarsa per la mancanza di un monitoraggio sistematico. Infatti per ottenerlo sono necessarie tecniche sofisticate che utilizzano l’analisi del DNA, e poi molto lavoro in laboratorio, sul campo e in ufficio. Tale lavoro è in generale da gestire con energie finanziarie notevoli, ma anche con studio, competenza e aggiornamenti costanti sulle nuovissime tecnologie, che il LWA implementa in parte.
ln Italia ha destato molte critiche il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” predisposto dall’Unione Zoologica Italiana, che prevede l’uccisione del 5% dei lupi esistenti ogni anno e che sta per essere approvato. Che cosa ne pensate?
Mattia – Noi come ricercatori del LWA abbiamo contatti col Ministero dell’Ambiente ma non siamo inclusi nel processo decisionale. Le nostre attività, che noi cerchiamo di garantire al meglio, sono scientifiche e tecniche, ma la decisione finale sarà politica. Al momento c’è molta confusione, nessuno è in grado di spiegare come funziona. Alla bozza iniziale di questo Piano hanno partecipato tutte le associazioni di categoria nazionali e l’Unione Zoologica Italiana. Il Piano di azione nasce dall’esigenza di regolamentare la gestione delle specie in via di estinzione. Il punto delle deroghe, cioè dei previsti abbattimenti, è però solo uno dei punti in cui si articola il Piano. Bisogna dire che anche gli altri sono altrettanto importanti: essi sanciscono tutte le azioni di coordinamento che le regioni e gli enti dovrebbero fare. Il Piano in forma definitiva non è ancora disponibile . Ma gli abbattimenti in realtà non potranno essere indiscriminati: si tratterà di decidere come e perché potranno essere attuati e sarà una cosa molto complessa, anche perché sono da giustificare a livello europeo e a norma di legge, quindi devono avere una base estremamente scientifica. Nel Nord America ci sono piani d’azione simili. Bisogna tenere conto anche del fatto che il lupo ad un certo punto, forse tra molto tempo, potrà essere declassato come specie a rischio (Endangered. IUCN D).
BrunellaPare stia accadendo qualcosa di simile anche a Yellowstone, dove i cacciatori lamentano un aumento dei branchi di lupi, quindi un aumento delle loro predazioni , che lasciano i “poveri” cacciatori privi dei loro tradizionali trofei….
Mattia – Anche qui i cacciatori si lamentano. Il problema è che non riusciamo a ribattere con dati scientifici perché in Piemonte non è  sapere con esattezza quanti sono gli ungulati, poiché non si riesce a standardizzare il monitoraggio. Sugli animali domestici, invece, la situazione è differente; infatti c’è stato un censimento del circa 98% degli allevamenti in alpeggio in Piemonte, anche per poterli dotare di cani da guardiania e per mantenere tra loro e i lupi un livello di conflittualità sostenibile.
 Rapporto con gli allevatori – E’ possibile fare cultura e corretta informazione anche con gli allevatori?
Erika – Di sicuro non si potrà mai sperare che l’allevatore ami il lupo ma dobbiamo accertarci che riceva gli aiuti necessari per convivere, soprattutto nel lungo termine, e per ottenere questo ci vuole un impegno costante delle politiche regionali e nazionali.
L’informazione dedicata agli allevatori è prevista dal LWA. Questa estate abbiamo organizzato 10 visite guidate agli alpeggi, per sensibilizzare i pastori e gli escursionisti. Da questi incontri abbiamo ottenuto, da parte degli allevatori, risposte differenti: alcuni ci hanno detto che il lupo non è un problema, grazie all’uso che fanno di recinti elettrificati e cani, altri, invece e nonostante ciò, si lamentano perché hanno subito delle predazioni.
Mattia – Per i pastori l’arrivo del lupo nella loro zona è un trauma serio perché devono rivoluzionare la routine gestionale della loro azienda. Mi è capitato, quando andavo ad aiutare i pastori a imparare a usare i sistemi deterrenti, di vergognarmi di essere un “lupologo”, vedendo qualcuno che piangeva perché aveva subito degli attacchi alle sue bestie e quindi perdite e danni in termini di lavoro e di soldi. Ma noi crediamo nel nostro progetto, che ha l’intento anche di supportare le attività lavorative per preservare, alla fine, insieme allevatori e lupi. In definitiva siamo noi, in quanto ricercatori sul campo e facenti parte del progetto di conservazione del lupo, che dobbiamo avere l’intima consapevolezza e convinzione che si può e si deve proseguire per questa strada.
 Alla luce di tutto ciò, che cosa ci si deve aspettare dal Piano di Gestione, che al momento è fermo?
Erika – Sul piano comunicativo non ci si può ancora pronunciare.
Mattia – Secondo me è necessario comunque avere un piano d’azione, cioè dei paletti entro cui muoversi che abbiano un supporto scientifico forte e reale. Personalmente nutro fiducia nelle figure professionali che stanno seguendo l’iter dal punto di vista scientifico, in quanto si tratta di ricercatori con grande esperienza alle spalle anche a livello legislativo in ambito europeo. Tuttavia sono convinto che le decisioni che saranno prese saranno politiche e probabilmente scontenteranno tutti, perché è la conseguenza ovvia di un tentativo di far convergere in un solo punto le esigenze più estreme e contrastanti degli animalisti e dei cacciatori.
Comunque spero e mi aspetto che tutte le parti in causa, politici compresi, si documentino realmente perché il rischio è che manchi alla fine la preparazione tecnica per prendere le decisioni finali. Quindi è necessario che leggano i report, che partecipino agli incontri tecnici, che studino e si consultino con esperti e studiosi. Per esempio, non si tiene abbastanza in considerazione il fatto che noi del LWA, con i francesi d’oltre confine, stiamo studiando quella che è la terza popolazione di lupi per importanza d’Europa, insieme a quelle della Germania e della Svezia. Da parte dei politici è essenziale ascoltare i pareri tecnici e fare scelte consapevoli perché alla fine anche loro dovranno assumersi le proprie responsabilità.
Al Piano d’Azione è legato anche il problema del bracconaggio e delle uccisioni illegali tramite trappole o bocconi avvelenati?
Erika – Certamente sì. Il ritrovamento di lupi uccisi per motivi antropici è sanzionato ma anche legalmente scalato dalla eventuale quota dei lupi da abbattere annualmente prevista dal Piano. Quindi, fintantoché rimarranno così tanti i ritrovamenti di lupi uccisi dall’uomo, gli abbattimenti programmati dal Piano non potranno mai essere applicati.
 A un piano di gestione del lupo in Italia credo sia anche fortemente legato il problema degli ibridi.
Mattia – Certo! Legalmente cosa ne facciamo di questi ibridi? Da noi in Piemonte per ora non ne abbiamo: lo sappiamo perché grazie al DNA abbiamo la possibilità tramite l’ISPRA di Bologna di campionare molto precisamente le fatte ritrovate. Ma in Toscana e sugli Appennini in genere il problema ibridi è forte. Il fatto è che innanzitutto non è sempre facile distinguere un lupo da un ibrido, alle volte solamente tramite il DNA e inoltre, a livello legislativo, ci sono provvedimenti decisamente differenti a proposito della gestione dei cani o dei lupi.
BrunellaAggiungerei che gli ibridi non rappresentano solo il rischio della perdita del patrimonio genetico del lupo, ma sono un problema che ha conseguenze anche sulla stessa politica di gestione del lupo. Per esempio, che cosa capita se un allevatore lamenta una predazione da parte di un lupo che poi invece risulta essere un ibrido…?
Mattia – Generalmente vengono risarciti i danni provocati da “Canidi” che includono sia i danni da lupo che da Cane. Quindi in realtà non cambia. In passato, in una regione con dei protocolli che prevedevano solo risarcimento dei danni da lupo è successo di aver avuto dei problemi  nel risarcimento.
 A questo proposito, quali sono le differenze nella gestione del lupo
sulle Alpi e sugli Appennini?
Mattia – La recente ricolonizzazione da parte del lupo sulle Alpi è avvenuta gradualmente, quindi abbiamo avuto tempo per organizzarci, quindi, sicuramente una prima differenza è che in Piemonte, con il progetto LWA, cerchiamo di creare un coordinamento a livello regionale e interregionale.
Negli Appennini invece la gestione è più articolata e varia a seconda delle zone. Noi abbiamo in generale più neve e ci è più facile monitorare i lupi presenti in inverno, differenze orografiche e capacità di reperire risorse a livello istituzionale, poi, fanno il resto. Certamente gli Appennini sono anche più vasti e per forza c’è un approccio differente. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo  e in Majella c’è magari un po’ più di tolleranza da parte degli allevatori però in generale, anche se sull’Appennino il lupo non è mai scomparso del tutto, gli allevatori di quei territori non sono amichevoli.
Nel grossetano per esempio sono molto arrabbiati e si sono verificati casi di ritrovamenti di lupi uccisi e con le teste tagliate, atti da considerarsi quasi come rappresaglie.
Ora veniamo a un approccio al lupo un po’ più culturale e meno scientifico. Come vengono considerati da queste parti?
Erika – Nel mio lavoro facciamo vedere ai bambini le tracce lasciate dai lupi, facciamo capire loro come funziona la catena alimentare e spieghiamo perché sono tornati. A questo punto abbiamo reazioni diverse. I bambini che arrivano dalla città non hanno pregiudizi, sono come un foglio bianco su cui scrivere: gli raccontiamo la vita del branco, che nella loro immaginazione richiama quella della famiglia, la dispersione dei giovani, rivisitiamo la fiaba di Cappuccetto Rosso, e subito ci rendiamo conto che su di loro abbiamo più presa, ottenendo quasi sempre reazioni positive. Quelli che arrivano da queste vallate invece hanno atteggiamenti meno tolleranti; sia chiaro che nei nostri incontri noi non cerchiamo mai di fare amare il lupo, ma solo di far capire che il lupo è tornato in modo naturale , smontiamo le bufale che parlano di un suo reinserimento da parte dell’uomo, spieghiamo
che è un grande predatore utile per mantenere sani  i branchi di animali selvatici che costituiscono le loro prede. Ecco che allora, quando i bambini capiscono che è importante la sua presenza e che non ne avremo mai un’invasione a centinaia, siamo ripagati con un feedback positivo in termini di lavori fatti a posteriori, che poi ci mandano dalla scuola: belle storie inventate, disegni e finali di fiabe modificati. Con i ragazzi dell’Istituto Agrario, poi, c’è stato un approccio ancora diverso: abbiamo chiesto di andare per parlare non dei lupi ma dei problemi degli allevatori e dei possibili sistemi di prevenzione; abbiamo portato con noi anche i cani antiveleno e alcuni degli articoli da leggere che presentavano notizie false. In verità noi non vogliamo mai convincere ma solo informare. Anche in questo caso abbiamo avuto un buon feedback, e l’abbiamo capito grazie alla tecnica dei bigliettini da completare, distribuiti all’inizio degli incontri con la scritta “Secondo me il lupo…” su cui i ragazzi hanno scritto commenti molto negativi, ma poi, ripresentandoli alla fine e dopo le nostre spiegazioni, abbiamo ottenuto risposte molto più favorevoli, così abbiamo capito che quel che manca è sempre e soprattutto una corretta informazione.
Secondo il documentario americano “Medicine of the Wolf” il lupo è la medicina che può salvare l’umanità, perché è un animale dal comportamento simile all’uomo e in più è sensibile e capace di provare forti emozioni. Che cosa ha da insegnare a noi il lupo?
Erika – I bambini rimangono colpiti quando apprendono l’importanza della vita sociale del branco: la collaborazione, la cura della prole, la territorialità. Quando spieghiamo questi comportamenti del lupo, i bambini li paragonano subito ai loro e fanno dei parallelismi, spesso ad esempio con il bullismo. Io non avevo mai pensato che parlare del lupo ai ragazzi potesse avere dei risvolti relazionali e sociali: capita spesso di esaminare con loro i comportamenti negativi attribuiti al “branco” dei ragazzi definiti “bulli”, per arrivare agli esempi positivi offerti invece dai branchi di lupi, quale la solidarietà e la lealtà.  Nella nostra società, purtroppo, c’è tutta una terminologia legata al lupo come elemento negativo. I giornalisti continuano a citare il lupo cattivo come simbolo abbinato a notizie di cronaca nera. Ma ora sta nascendo un tentativo di rivalutazione che noi in particolare cerchiamo di suscitare con l’educazione soprattutto delle nuove generazioni.
Mattia – Personalmente quello che il lupo mi ha insegnato è a tenere duro, non mollare. E’ incredibile come riesca a sopravvivere nonostante le barriere e le difficoltà oggettive poste dalla natura e poi anche dall’uomo. E’ inoltre un ponte che ci lega alla nostra montagna: per me è l’emblema della natura selvaggia che non manda via l’uomo da questi luoghi ma che anzi me li fa comprendere più in profondità e mi attira. Il lupo mi affascina non per motivi idealistici e romantici. Sono estremamente più realistico e so che il branco può essere anche crudele quando ad esempio uccide un lupo estraneo, quindi sono convinto che non è tutto positivo. Però per quanto ci sforziamo di comprenderlo, è inafferrabile e rimane misterioso. Non so quanti chilometri ho fatto nella tracciatura del lupo, ma in tutti questi anni l’avrò visto solo una quindicina di volte.
BrunellaParticolari ricordi?
Mattia – Sì, molti. Quando per caso non si sono accorti che io ero acquattato in un cespuglio: ho sentito un rumore, mi sono girato e ne ho visti tre a poca distanza da me. Un altro è di quando per la prima volta hanno risposto al mio wolf howling. Ma mi preme dire che, a parte gli avvistamenti, quello che il lupo mi insegna e anche mi affascina di più è la quotidianità di questo mio lavoro, è il rapporto che si viene ad instaurare con le persone.
 Quale uso dei deterrenti si sta facendo? Funzionano?
Mattia – Legato all’uso dei deterrenti c’è il problema dell’assuefazione. Il mio lavoro è anche quello di testare i sistemi di prevenzione: qui si usano le recinzioni elettrificate, i cani da guardiania,  le bandierine (fladry), i dissuasori acustici con voci umane registrate. I lupi, però, sono intelligenti e dopo un po’ capiscono cosa sono e non li temono più e quindi si è costretti a cambiarli. Il problema oltretutto è che ogni regione o vallata ha differenze locali e orografiche . Quindi, nonostante noi abbiamo avuto un’esperienza positiva in un posto, non possiamo credere di poterla esportare a scatola chiusa e di garantirne automaticamente la riuscita in un altro luogo. L’ambiente, le abitudine della conduzione agli alpeggi… tutto deve essere poi rimodulato.
Noi abbiamo 15 anni di esperienza preziosissima  in Piemonte, questo sì, è l’unico bagaglio che possiamo portarci dietro e che può servirci per contribuire a trovare strategie di convivenza pacifica tra uomini e lupi sulle nostre montagne.
Con queste ultime considerazioni, la mia intervista è terminata. Dopo aver salutato e ringraziato i miei ospiti, sulla strada del ritorno, mi colpisce la lucida consapevolezza che è solo tramite la conoscenza scientifica e approfondita dell’ambiente che ci circonda, che si può sviluppare il rispetto per le creature che lo popolano. Sono certa che dall’esemplare opera di informazione e di divulgazione che il LWA sta facendo presso le nuove generazioni possano nascere interessi e passioni che in futuro serviranno a migliorare un rapporto che dura da millenni tra uomini e grandi predatori.
Come dice Jim Brandeburg nel film documentario “Medicine of the Wolf”, è stato il lupo che circa 14.000 anni fa scelse e decise di avvicinarsi all’uomo e di farsi addomesticare. Ora è l’uomo che deve fare il passo inverso e dare al lupo la possibilità di sopravvivere in quanto uno degli animali chiave per il mantenimento dell’ecosistema, in modo che continui a vivere nel suo habitat, condividendolo in modo sostenibile con l’uomo, che ne è ugualmente ospite e non padrone assoluto. Se non si capirà in tempo che i lupi, come gli altri grandi predatori all’apice della catena alimentare, rappresentano la salvezza, per l’umanità non ci sarà un futuro.
 
Brunella Pernigotti
Immagine di copertina: “Lupo Ormea_ Centro Faunistico Uomini e Lupi_ photo credit Fulvio Beltrando”